lunedì 26 giugno 2017

Riflessioni alla moda

Non sono molto d'accordo col mito che la bellezza interiore conti più di quella esteriore. Mi spiego meglio: sono convinta che, in un epoca in cui sia facile mostrarsi curati e piacevoli, accattivanti e "belli" da vedere, chi non ci tiene a curarsi e si presenta "brutta", esprime esattamente quello che è dentro, la gente vede e percepisce una buona parte di quello che si trasmette, con l'abbigliamento, la pulizia, la cura.

Alle superiori ho studiato anche storia del costume e psicologia della moda. Non sto qui a trascrivere tutti i contenuti dei libri, ma sociologicamente parlando, il costume e l'aspetto esteriore sono dei biglietti da visita, dei curriculum, esprimono molto di sè. L'abito fa il monaco, se una persona sceglie un certo tipo di abito, lo fa con una precisa motivazione psicologica e caratteriale.

Partiamo da un discorso più pratico? Una pelle brufolosa, se non è affetta da malattie o acne, mi fa capire, specialmente se la persona non è più adolescente, che mangia male o in quei giorni non è stata attenta all'alimentazione, oppure anche, che non ha pulito bene la pelle. Una pelle liscia e splendente non rende solo il volto più bello, parla molto della persona. Poi se questa pelle è sempre liscia o sempre trascurata, o coperta da strati di trucco, o naturale ecc... io ne deduco quanto la persona ci tiene a sè e agli altri. E vi sembra poco? 
Volersi bene è importante, per essere davvero "belli" con gli altri bisogna volersi bene. Chi non si vuole bene finisce con avere atteggiamenti mal sani che la rendono brutta anche nel modo di fare con gli altri.

Io poi guardo anche i capelli: si può capire molto osservando la lucentezza, la pulizia, la messa in piega, la ricrescita di una tinta, il taglio, il colore. L'essere trasandati esprime certamente una fase o una parte di sè per me negativa, ma anche una eccessiva attenzione alla cura mi trasmette insicurezza, narcisismo, mancanza di libertà. 
Parliamo di tagli: i capelli lunghi sono molto più comodi di quelli corti. Chi li porta corti, per mantenere il taglio e la piega deve andare più spesso dal parrucchiere. In estate quelli lunghi si possono legare ed appuntare in cima alla testa, mentre quelli nè lunghi nè corti, sono sempre "in giro". Però i capelli lunghi sono anche più scomodi nella vita di tutti i giorni: più tempo per asciugarli, per pettinarli, di notte per dormire bisogna intrecciarli per non averli annodati fra di loro al mattino. Perciò la scelta del tipo di taglio può esprimere qualcosa del carattere della persona, ovviamente accompagnata ad altri fattori e scelte estetiche.
E' più femminile una donna con i capelli corti o una coi capelli lunghi? 

Qui entra il gioco il mio spirito di osservazione e la conoscenza del mondo femminile: se una li porta lunghi e naturali come me, così come sono, può essere pure femminile, ma non significa che passi la sua giornata a sbattersi con tinte, permanenti, a stirarseli. E' una che non vuole essere vincolata ad appuntamenti, fatiche per una cosa "futile" e comunque si piace e si accetta con ciò che madre natura le ha dato.
Se una invece ne cambia la struttura e il colore, la sua lunghezza mi racconta altre cose. Così come il tipo di taglio corto. C'è il taglio della signora che sente di non avere più sex appeal, quello della sbarazzina, quello del maschiaccio o quello della femme fatale.

Parliamo di trucco.
Io sono una che ci tiene ad essere carina, ma mi trucco un gran poco: sulla pelle del viso di solito non metto nulla, un po' perché ce l'ho già presentabile al naturale di mio, un po' perché mi dà fastidio sentirmi qualcosa sulla faccia. Però allo sguardo dò più importanza e qualcosa di leggero lo metto sempre. A volte mi piace giocare e uso i colori degli ombretti e le matite per fare trucchi più marcati ed originali, ma sempre con lo spirito di "dipingere" un quadro, per interpretare un ruolo, un gioco.
Non mi fido delle donne sempre troppo truccate: mi immagino lo stravolgimento di quando si toglie tutto. Beh, se da una parte una donna con un leggero trucco tutti i giorni dimostra di tenerci, quella con troppo make up, nella vita quotidiana, comunica insicurezza, forse anche artificiosità.
C'è anche il terzo tipo di donna: quella che non si trucca mai. Ognuna ha i propri motivi, nel mio piccolo ho osservato che di solito non sono persone vanitose, poi se accompagnate a trascuratezza generale, allora sono un po' sciatte, ma se sono ricercate in altre cose, vuol dire che sono semplici e tanti di questi volti non hanno bisogno di truccarsi. Anche se un po' di mascara e di fard le renderebbe ancora più carine.

Arriviamo al peso: è vero, esistono delle malattie, ma io qui parlo di una persona "normale", quella che se mangia ingrassa, e se non mangia dimagrisce. A questo punto, l'essere snelli, o magri, o morbidi o in sovrappeso è una scelta. Perché si sceglie di essere in sovrappeso o magrissimi? Perché scegliere di potersi vestire e stare bene con tutto o rinunciarci? Oppure a vestirsi "male" perché non tutti i vestiti stanno bene su tutte?

Io guardo soprattutto i vestiti, fin da piccola ero in grado di memorizzare interi guardaroba dei miei compagni di classe, degli insegnanti e di chiunque, osservando e ricordando il loro abbigliamento. Sapevo quante camicie avevano, quali indossavano di più, se si cambiavano spesso e poco. E' un dote naturale, non avrei studiato moda se non me ne fosse importato nulla!

La moda a volte è eccessiva, il vero stile è quello che ci valorizza e ci fa stare bene. Però, ci sono alcune regole da seguire: gli abbinamenti, il saper mettere in cantiere qualcosa che è davvero datato. Cambiarsi.

Cambiarsi? Oh, non è una cosa così scontata! Ci sono persone che non si cambiano mai: stessi jeans, stessa maglietta. Non sto parlando di qualcuno che mette sempre i jeans... ma che indossa sempre lo stesso paio! Se poi questo paio è di almeno una decina di anni fa, e i colori sono sempre scuri... cosa deduco? Faccio come fanno i grafologi: un elemento solo non basta per giudicare, allora tengo d'occhio pure tutto il resto: le scarpe, "la parte di sopra" dell'outfit, i capelli, i cappotti, gli accessori. Una volta appurato che questa persona non si compra più abiti nuovi dal giorno del fidanzamento, dalle giacche, alle scarpe, ai giubbini e soprabiti, allora penso ad una specie di morte interiore: tutto si è arrestato e congelato, imprigionato, ogni cosa è ancorata e soffocata e si fatica ad andare avanti.

Poi ci sono quelle ossessionate dalla moda e dalla novità che indossano qualunque cosa risulti nuovo in negozio. Magari stanno male con quella maglietta, ma hanno bisogno di mettersela per sentirsi "di tendenza" (il discorso del mettersi ciò che piace non è giustificabile, la principale regola del bon ton dice di vestirsi adeguatamente, non solo con quello che ci gira), non tengono conto dell'età, del proprio fisico e dell'ambiente. Questo tipo di psicologia mi colpisce di meno, forse perchè da adolscente ci passai pure io e, anche se non avevo problemi di peso, la considero ancora una fase superabile, mentre non riesco a capire una donna totalmente disinteressata ai vestiti. 
Certo che, se vedo un'anziana signora e provo una sensazione di "lotta contro il tempo", con i vestiti da teen ager, il trucco eccessivo e modi di fare strampalati, io percepisco una tristezza nel non volersi accettare e vivere bene con sè stessi. In tutti e due i casi queste persone sono anacronistiche, lo dicono i vestiti che hanno scelto di mettersi.

C'è una sottile, ma enorme differenza fra "abiti vintage", "pezzi d'epoca" e semplicemente: "vestiti vecchi e fuori moda".

Ok, dopo aver fatto discorsi pratici ed esteriori sulla bellezza, parliamo di quella psicologica. 
Se una persona è bella e riceve apprezzamenti, piace e si piace, col tempo si abitua a non provare invidia, almeno dal punto di vista estetico, verso il prossimo. Magari arriva ad essere superba e la superbia la rende brutta, ma se si mantiene nel limite di una buona autostima e pace con sè stessa, è bella pure fuori. 
Non invidia, non critica, non diffida del prossimo.
Prendetene una sgradevole, derisa, non apprezzata. Avete notato che spesso sono queste persone a criticare gli altri? La loro autostima non è alimentata, diventano insicure e a volte aggressive. Si imbruttiscono dentro e col tempo lo sono pure fuori, come un circolo vizioso.

Ma cos'è la bellezza? Non sono assolutamente i canoni: io sono bassa, scura, ho dei difetti, il volto asimmetrico, ma mi piaccio.

La vera "bellezza" esteriore è rappresentata dalla cura e dall'accettazione di sè, per questo, come ho scritto all'inizio, viviamo in un'epoca in cui è facile apparire piacevoli e carini. Abbiamo tutti le nozioni e gli aiuti per avere un bel fisico, per curare la pelle, per avere vestiti che ci valorizzano, per curare la salute, essere puliti. 
La vera "bruttezza" esteriore invece, è quella di colui o colei che non si ama e di conseguenza non ci tiene a sè, non ha un minuto della giornata da dedicare alla sua immagine allo specchio. Chi sceglie di essere "brutto", è perché è turbato pure dentro, chi trasmette "bellezza", è perché anche i suoi pensieri sono più sereni.

Non succede anche a voi, di trascurarvi quando siete turbati e di farvi più belli quando siete innamorati?


5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ingenua bellezza senza trucco...Tu - ¥ -

Thasala Phan ha detto...

Ciao Anonimo - ¥ -, sto cercando di capire se in realtà ti conosco :)

Anonimo ha detto...

Forse...Molto, molto tempo fa ...non qui. Forse ti ricorda qualcosa il mio segno ¥ :) Ma direi che al massimo ci siamo incrociati al supermercato di libero ;-) Ti leggo...MI piace la tua spontaneità. Un animo celeste...Conservo il link "azzurrino".¥

Thasala Phan ha detto...

Sì, mi sono ricordata di te! Non subito però, dopo ore mi è balenato dal nulla la scritta N...¥sse. Incredibile ricordarmi dopo anni e anni quella figura :)

Anonimo ha detto...

¥ ;-)

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