sabato 10 ottobre 2015

Inside Out (recensione)

Una sera ho letto per caso la recensione di un film animato su internet. Una mamma-professoressa ne parlava malissimo, diceva che i sentimenti non sono solo cinque, che la protagonista non sapeva dominare le emozioni e che era ineducativo. Io questo film non l'avevo visto ma mi faceva sorridere tutto questo livore per una storia non gradita. Metri di pensieri per denigrare. A me di solito quando non piace un film, a meno che non me lo chiedano, mi limito a dimenticarlo.
Ieri sera mi sono ritrovata ad andare al cinema per fare compagnia alla mia amica. E' inusuale, quando ci vado, che sia io a scegliere il titolo, un po' perché lascio scegliere agli altri, per sperimentare argomenti e generi nuovi che, quando sono io a scegliermi i dvd per me stessa, tendono ad essere ripetitivi, un po' perché mi piace la sorpresa. 
Solo all'ingresso, col biglietto in mano, ho scoperto cosa stavo andando a vedere.

Man mano che guardavo le scene, sono riuscita a collegare la trama alla recensione colta e stizzosa di qualche sera prima.

A me il film è piaciuto, tanto, secondo me chi ne parla male è perché non ha colto la profondità delle cose apparentemente semplici. E proprio solo per bilanciare le opinioni e spezzare una lancia in suo favore, ho deciso di recensirlo pure io.


La trama è semplice: la protagonista è una ragazzina di nome Riley che, insieme ai genitori, lascia il Minnesota per trasferirsi a San Francisco a causa del lavoro del padre. Il cambiamento è traumatico, tenterà di fuggire di casa, per poi ripensarci e tornare. Un anno dopo, viene mostrata la sua nuova vita serena, oramai adattata a San Francisco. All'interno della sua testa, vengono rappresentate Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto sotto forma di buffi personaggi, e sono loro il centro di comando in cui avvengono le emozioni e le reazioni di Riley.

Secondo me, le cinque emozioni rappresentate sono giuste e sufficienti per rappresentare l'ampio spettro delle emozioni umane, basta combinarle fra loro, e bisogna essere molto nella norma per non capire che la storia buffa dei personaggi interni sono piene di metafore molto sottili.

Fino ai dieci anni la vita di Riley è dominata dalla gioia, i suoi ricordi base sono rappresentati per la maggior parte dal colore giallo. Le altre emozioni non capiscono a cosa serva la presenza di Tristezza e, Gioia soprattutto, cerca sempre di non lasciare che agisca, per permettere che Riley viva solo felice.
Infatti Riley, nonostante i momenti di lieve malinconia, quelli in cui Tristezza si fa un po' sentire, si presenta come una bambina sempre positiva e sorridente.

La scena in cui, davanti alla nuova classe, racconta di sè e del Minnesota, del pattinaggio sul ghiaccio e della sua vita felice, è all'inizio raggiante e piena di felicità. Nel frattempo però, al suo interno, la sfera di questi ricordi viene toccata da Tristezza. Gli stessi ricordi non sono più gioiosi perché Riley si rende conto che fanno oramai parte del passato e lei vive a San Francisco. Inizia a piangere. Quando Gioia si accorge che Tristezza ha rovinato i ricordi felici, tenta di intervenire. Accade così che le due emozioni opposte entrino letteralmente in conflitto e vengano risucchiate e sparite dalla centrale. Rimangono in Riley la paura, la rabbia e il disgusto. Senza provare tristezza e gioia diventa apatica.

E' Rabbia, dalla centrale, che decide di intervenire e farle prendere la decisione di tornare nel Minnesota e scappare così di casa. E' sempre l'intervento di Rabbia che fa crollare l'amicizia, la famiglia, l'onestà di Riley, come a dire che, quando è la Rabbia che decide per noi, commettiamo azioni che ci fanno poi pentire, quando recuperiamo il nostro normale equilibrio e ci sentiamo sereni.

Gioia e Tristezza nel frattempo viaggiano all'interno della mente di Riley cercando di tornare alla centrale, attraversando i suoi ricordi lieti e dimenticati, le sue paure, i suoi sogni. Durante il tragitto, Gioia capisce che ha sbagliato a volere sempre delimitare la presenza di Tristezza per fare sentire felice Riley in qualunque momento. Da una sfera di ricordi, riconosce che sono stati i momenti in cui Tristezza si era manifestata e Riley piangeva, che ha permesso ai suoi genitori di aiutarla e confortarla.

Finalmente riescono a tornare alla centrale. Gioia lascia a Tristezza il compito di toglierle la decisione di scappare di casa, cosa che Paura, Disgusto e Rabbia non erano riusciti. Riley si riscuote dall'apatia e torna dai genitori. Qui scoppia in un pianto a dirotto, finalmente libera di non mostrarsi sempre felice, e confida che le manca la sua vecchia vita, il Minnesota, le amicizie e i luoghi cari. Anche il padre le confida che ha tanta nostalgia della casa e della vita passata ed entrambi i genitori l'abbracciano. Questa scena di debolezza e forza, comprensione e aiuto è molto commuovente.

I ricordi base del passato di Riley ora vengono archiviati, ma non sono più solo del colore giallo della gioia, hanno invece sfumature gialle e azzurre della tristezza. Perché anche noi abbiamo i ricordi del passato felici, e al tempo stesso malinconici. Si cresce, si va avanti. Anche le altre sfere hanno più sfumature di colore, così come ogni nostro ricordo può avere il colore della rabbia e della tristezza, o della paura con la gioia... vi è mai successo di essere felici per qualcosa e provare una punta di paura di perderla, mista a tristezza?

Riley cresce, per questo le sue sfere hanno colori e sfumature più complesse di quando era bambina.

Riguardo alla recensione della signora, che disapprovava che Riley si lasciasse dominare dalle emozioni e che senza Gioia non sapesse più come comportarsi, io credo che i buffi personaggi interni raccontassero semplicemente cose stesse accadendo al suo interno, e non che dentro di noi ci siano veramente omini che ci dominano. E che è vero che quando perdiamo la gioia di vivere, un po' perdiamo tutto. 

Io ho capito che Riley era diventata apatica proprio perché cercava sempre di essere gioiosa e non dava lo spazio di cui aveva bisogno la tristezza di manifestarsi, questo suo conflitto ha fatto sì che le emozioni si annullassero e "sparissero". Quando invece la malinconia si è sentita libera di mostrarsi, ciò le ha permesso di comunicare il suo dolore e permettere di farsi ascoltare e aiutare.

Un film molto bello che riguarderei, lo consiglio ai bambini, ma con la presenza di un adulto per spiegarne la profondità e i messaggi chiave. E in realtà, consigliatissimo anche agli adulti, a me ha fatto piangere.
Spero che  vi piaccia altrettanto!



venerdì 2 ottobre 2015

Fede

Tu lo sai chi sono gli angeli?
Io... non lo so.

E lo sai dove stanno?
Io... non ne ho mai visto uno.

Perché, tu invece sì? Ne hai mai visto uno?
Come fai, a credere in qualcosa che non hai mai visto?

Cosa fanno gli angeli?
Da me... non sono mai venuti.

Come fai a dire che esistono e sono vicino?
Non capisco...

Che cos'è un angelo, rispondi.
Qualcosa di perfetto?..

Non mi piace l'angelo che dici tu.
Preferisco un angelo caduto dal cielo.
Un angelo nero.
Piume dissolte...

L'ho visto, l'angelo nero.
Abbracciava strette le ginocchia, col volto in giù e i capelli che coprivano le braccia.
A piedi nudi, stava.
Correva, correva. Poi si è innalzato, ma per buttarsi giù.
Aveva preso la rincorsa. 
Si è frantumato in mille pezzi di diamanti color del corvo, come una enorme bolla d'acqua liquida, che tocca il suolo e si scompone in atomi neri e si diffonde da tutte le parti.


L'angelo con le ginocchia al petto e le braccia strette.
Sono rimasta imprigionata nel frammento di quello specchio esploso.
Sono qui che guardo e chiamo aiuto, ma nessuno mi sente.

Anche se piango e grido. 
Si ode solo un celestiale, muto, paradisiaco silenzio.