lunedì 30 giugno 2014

Obiettivo

 


La vita, alla fin fine, è una serie di obiettivi. Tutto si basa su questo.
Quando nella vita non ce ne sono più, quando una persona non ha più scopi da raggiungere o pensa di avere già tutto quello che cercava, ne consegue una specie di morte. Se non si muore visibilmente con il corpo, si muore dentro.
 
Quando si è piccoli, da neonati, l'obiettivo è di imparare a camminare, a parlare, poi ad andare in bagno da soli. Poi ad allacciarsi le scarpe, o andare in bicicletta, e si impara a leggere e a scrivere. I genitori mandano i figli al nido, quando finisce, si va all'asilo, poi alle elementari, poi alle superiori e infine all'università. A diciotto anni si fa la patente. Dopo l'università si trova un lavoro, poi ci si sposa, poi si fanno i figli, e si riversano su di loro gli stessi obiettivi.
Poi si diventa nonni. Poi si muore, e questo è il ciclo della vita.
 
In un matrimonio o in un qualsiasi rapporto di coppia, la sopravvivenza dipende dagli obiettivi in comune, che potrebbe essere comprare un mobile o traslocare, o semplicemente scegliere una vacanza, un viaggio o come passare insieme il tempo, per esempio mangiando insieme un panino, o passeggiando, o parlando, o come disporre le cose in casa e come educare i figli. O anche come condividere il rapporto di coppia a letto. Quando gli obiettivi sono troppo divergenti o quando non ce ne sono in comune, l'unione muore di morte propria.
 
Uno studente, se non ha l'obiettivo di un giorno fare un certo tipo di lavoro, se non vuole lui stesso arrivare a prendere la maturità o la laurea, che sia per sè stesso o per dimostrare qualcosa agli altri, non gliene fregherebbe niente di stare sui libri e di andare a scuola.
 
Sono gli obiettivi il motore della vita.
Senza obiettivi nella vita, si muore.
 
Ma gli obiettivi sono sempre gli stessi per tutti?
E se qualcuno volesse invertire questo ordine di cose o avesse altri obiettivi?
Beh, questo sconvolgerebbe l'ordine delle cose e la società inizierebbe a confabulare e a domandarsi se c'è qualcosa che non va.
Per esempio, c'è chi inizia a lavorare prima, poi da adulto si pente e decide di riprendere a studiare. Perché no?
C'é chi si sposa, e dopo decide di prendere la maturità o la patente, o chi prima fa i figli e dopo si sposa, oppure non si sposa mai ma vive serenamente. Perché no?
C'è che preferisce viaggiare e girare il mondo. Perché no?
O chi scopre a cinquant'anni e di più, una passione che tutti consigliano di iniziare a coltivare da piccoli, o da giovani. Che fa? Ci rinuncia? E se vivesse fino ad ottanta o cent'anni, che vita é? Passa "gli ultimi" trenta, quaranta, cinquanta anni dei suoi giorni a rimpiangere di non averci provato?
Io dico sempre: buttati, perché no? Perché non ci si può sposare a sessant'anni, perché non si può iniziare a suonare uno strumento musicale o uno sport quando si è già nonni. Perché no?
 
Ho pensato a questo post ricordando di una persona che mi ha detto che quando raggiungerà tutti i suoi obiettivi non avrà più ragione di vivere. E che per questo morirà presto.
Mi ricordo che il mio primo pensiero, che ho espresso, è stato: perché non crearne altri di obiettivi? Fondamentalmente penso abbia abbastanza ragione. Quello che non capisco è come sia possibile avere così pochi obiettivi.
 
Io quando arrivo ad un traguardo, festeggio, magari mi godo un po' i premi e mi riposo, ma poi penso subito ad altro e riparto. Perché io morirei a vivere giorno dopo giorno senza dover raggiungere nulla, senza avere un progetto.
 
Ho imparato che esistono due tipi di obiettivi nella vita: quelli che dipendono solo da noi, e quelli che dipendono anche dagli altri. Ho imparato anche che è meglio concentrare la maggior parte del tempo e delle energie su quelli che dipendono solo da noi, perché è più facile raggiungere lo scopo.
 
Per esempio, io non posso decidere da sola di sposarmi, perchè è un obiettivo che dipende anche da un'altra persona, ma posso decidere di diventare brava in qualcosa e concentrarmi sulla disciplina e l'allenamento per arrivarci, e in questo non devo dipendere da nessuno. Perciò è più semplice raggiungere lo scopo.
 
Gli obiettivi poi si dividono in grandi e piccoli, ma gli obiettivi grandi dipendono sempre da quelli piccoli, esattamente come quando bisogna viaggiare e correre per grandi distanze. Io non posso fare cento kilometri, se prima non percorro dei centimetri, dei metri, poi dieci metri, e metro dopo metro compio un kilometro, e kilometro dopo kilometro, arriverò a fare più kilometri.
 
Ci sono persone che guardano troppo avanti, pensano: "Mio Dio cento kilometri! Non ce la farò mai!" e così non iniziano neanche a rischiare il primo passo. Non raggiungono la prima tappa. Non riusciranno mai neppure a fare il primo kilometro.
 
Ma quando andavamo a scuola, non miravamo, anno dopo anno, a finire l'anno scolastico e ad essere promossi? Poi c'era la sosta estiva e si ripartiva. Ma se ci pensate gli anni di studio sono tanti, si va dai tredici anni ad anche ventitrè se non di più, a seconda del percorso scelto.
 
Ma si riesce, si arriva dappertutto, basta cominciare. Non bisogna avere fretta di arrivare, piuttosto, bisogna imparare a godersi il viaggio e a prendersi delle piccole pause. Bisogna avere voglia di disegnare un progetto.
 
Il miei obiettivi di questa estate? Quello principale, da sempre, è di migliorare a suonare, che penso sia un obiettivo che non porta mai veramente ad una destinazione definitiva. Perché quando arrivo ad una tappa, sposto il traguardo un po' più in là.
La tappa estiva di quest'anno, è di imparare a memoria un intero repertorio jazz al saxofono, temi e assoli; studiare almeno cinque brani classici di Bach e iniziare un nuovo libro di capricci al clarinetto, oltre che esercitarmi un po' tutti i giorni al pianoforte. I piccoli passi all'interno di queste tappe sono: un brano a memoria ogni due giorni circa, mezza pagina di studio eseguita lentamente ma bene al clarinetto ogni giorno, prima di farla tutta e poi velocizzarla.
 
A supporto della tecnica, altri obiettivi sono di portare a velocità più elevata tutte le scale, i modi, gli arpeggi.
Non ho fretta, sono felice ad ogni battuta che imparo e ad ogni fraseggio che riesco a suonare ad occhi chiusi sulle basi, senza guardare le parti. Se avessi fretta, sarei stressata e non godrei dei piccoli miglioramenti.
 
 
Ho notato che i meno agiati, spesso hanno più obiettivi. Sono più motivati. Ho notato invece che tanti ricchi trovano difficile fare cose anche semplici. Perché non sono abituati a faticare e nemmeno a porsi traguardi e scopi. Spesso sono troppo concentrati sulle loro infelicità perché non hanno altro di cui preoccuparsi.
Ho osservato che l'infelicità dei più agiati, paradossalmente, dipenda dalla facilità di conquistare i beni materiali che i soldi danno, e questa facilità porta alla mancanza di obiettivi. I ricchi hanno facilmente "tutto".
 
Mi ricordo quando da piccola risparmiavo per comprarmi il mio primo walkman. Ero felice ad ogni traguardo raggiunto, che erano ogni cinquemila lire. Ancora più felice quando riuscii ad acquistarlo. Se lo avessi avuto subito senza sforzo, non credo che l'avrei apprezzato così tanto. Invece mi ricordo ancora il giorno in cui lo portai a casa e ammirai la scatola, la confezione. Avevo raggiunto un obiettivo e avevo progettato per raggiungerlo.
 
Diversi miei strumenti musicali li comperai pagandomeli a rate facendo la cameriera, quando i miei coetanei uscivano. Fu faticoso, ma anche tanto bello, quando arrivò il sax, aprire ogni volta la custodia ed ammirarlo e trattarlo come la cosa più preziosa.
 
E quando finalmente potei abbandonare il lavoro di barista e cameriera ed uscire la sera "come tutti gli altri", mi sentivo fortunata, perché vedevo i ragazzi e le ragazze che lavoravano al mio posto, e sapevo come si sentivano. Sapevo che in cucina faceva caldo ed odorava di cibo, di fritto, di vapore, sapevo che magari avevano un "capo" che li esortava a velocizzare il lavoro. Sapevo che probabilmente avevano passato la settimana sui libri e che sarebbero arrivati a casa con le gambe stanche ed il mal di schiena. Sapevo che le più carine subivano commenti e battute.
 
Ma sapevo anche che erano orgogliosi di non chiedere un euro ai genitori, per comprare un paio di scarpe firmate o per pagarsi i libri e le tasse universitarie. Sapevo come si sarebbero sentiti ad andare in vacanza in Spagna o in Irlanda con gli amici o il ragazzo, con i soldi propri. Sapevo che quello che li reggeva, che dava un senso al lavorare dopo una settimana di studio, erano uno o più obiettivi. Era l'avere uno scopo.
 
Io invece ero libera e felice di godermi la vita. Che bello. Ma la cosa bella, non era in sè, l'essere libera e non lavorare, ma il rendermi conto che avevo questa fortuna.
 
 
Mentre scrivevo qui, sono andata a prendere le mie nipotine all'asilo nido.
 
Mi viene in  mente che il traguardo da raggiungere è veramente una motivazione potente, anche per convincere i bambini.
Quando non vogliono mangiare o fare qualcosa, non è che spiego a loro che fa bene, che la mamma ci rimane male o che è ora o bisogna farlo. So che a loro non gliene frega niente, perché a me stessa non me ne importerebbe nulla. Chiedo a loro se vogliono diventare grandi, brave, forti, o belle. O se vogliono giocare dopo avere però finito il pasto. Quasi sempre avere un obiettivo da raggiungere, che rientra nella loro sfera di interesse, funziona a spronarle. Funzionerebbe anche con un adulto! Quante fatiche si fanno per arricchirsi o avere un riconoscimento?
 
Oppure, quando le voglio distogliere da qualcosa, anzichè impedirglielo esplicitamente, metto sotto i loro occhi qualche altra attività o obiettivo interessante. Perché l'unico modo per distogliere le energie da un obiettivo che l'interessato reputa di vitale importanza, è sostituirlo con un altro altrettanto o più importante.
 
Avete anche voi scopi nella vita o qualcosa che vi piacerebbe fare e raggiungere?
Cosa ve lo impedisce? E' questo che vi rende vivi, cominciate! Solo il mettersi in viaggio è una bellissima avventura.
 
La vita è una serie di avventure dopo l'altra. Non vi piace questo viaggio affascinante e pieno di sorprese?



sabato 28 giugno 2014

Primo anno

Wow!

Ma che anno intenso, quest'anno.
Il mio blog ha compiuto il primo anno di vita il 17 giugno, ma ero talmente in alto mare, di corsa e di qua e là, che non ho avuto tempo di festeggiarlo!

Adesso, sono più o meno in vacanza, le scuole sono finite e la stagione "live" concentrata di maggio e di giugno si è calmata e posso "perdere" un po' di tempo qui.

Avevo in mente tanti articoli da scrivere, per la festa della donna, per la festa della musica... tante riflessioni... ce la farò? Mah! Io spero di passare tante giornate di sole all'aria aperta!

Ecco cosa pensavo di scrivere per il compleanno del blog: non pensavo di fare grandi cose, volevo semplicemente dare una "passata veloce" al suo evolversi e ricordarmi i miei post preferiti, un po' per la storia che vi è dietro ogni racconto, un po' per l'ispirazione del momento.

Non scriverò il significato, preferisco che rimangano miei segreti e che ognuno interpreti liberamente.



Io so che d'inverno la cicala ballò, cantò ed allietò la calda ma quieta casa della formica che finalmente imparò a cantare l'amore, e che per ricambiarla la ospitò in casa sua, e che la libellula chiuse le sue trasparenti ali in lungo sonno di sogni magici cullata dolcemente dall'amante, per poi librarsi di nuovo in volo con la bella stagione. 

Le cose andarono così, per me.
Perché ognuno può scrivere e riscrivere il suo finale.

Le fiabe finiscono bene.
L'estate non finisce mai.

(Chiacchiere estive)




Volavano in alto, variopinti, ed erano tanti, di tutte le forme e di tutti i colori.
Volavano su nel cielo, nei giorni sereni e con il vento fresco e blu. Con il mare lucente e la sabbia fine.
Anch'io volevo volare su. Con tutto il mio cuore, con tutto il mio corpo, con tutta la mia anima.

(Gli acquiloni)






Le cose che mi rendono felice:
11- Sentirsi tristi ed avere qualcuno con cui parlarne.
12- Sentirsi felici ed avere qualcuno a cui raccontarlo.
13- Sentirsi preoccupati ed avere qualcuno con cui condividere le preoccupazioni.
14- Avere delle persone a cui voler bene.
15- Avere delle persone che mi vogliono bene. 

(Morgan cammina sulle nuvole)








I primi venti autunnali erano freddi e vuoti. Il senso di abbandono era una morsa insita, profonda. Il vento sollevava in aria le foglie gialle.
A casa non c'era nulla per cui tornare. Una casa fredda e abbandonata a se stessa, come quelli che ci abitavano. C'era un pianoforte. Suonava solo musiche strazianti. 

(Puzzle)







Parole d'amore in una notte di malinconia e tempesta, il sole e le belle cose estive erano oramai lontani...

Il poeta che scrive nella notte cerca di fare alla svelta, perché quella è la sua ultima candela e poi non gli rimarrà più altra luce. Intinge la penna nel calamaio mentre la pioggia batte sui vetri e la città dorme.
Il poeta spera un giorno di essere letto e capito da tante persone e di diventare un qualcuno, per poter offrire il suo cuore alla sua amata. 
E intanto brucia la fiamma della candela.
Sono i sogni che lo sorreggono nella sua vita. Sogni di un futuro migliore, con tante candele per poter scrivere tutta la notte, una vita in cui carta e inchiostro non mancano mai, con l'arcobaleno al termine di ogni pioggia, con il sole al termine di ogni notte. Con l'amore al suo fianco che gli dice che è tardi ed è il momento di coricarsi, dolcemente, serenamente, con lei.

E intanto si scioglie la cera.

(Piove)







I profili delle colline, che man mano diventano case e tutto si illumina e si allarga all'ingresso in città.
Rimanere in macchina sotto casa, senza voglia di scendere.
Emozioni. 
La chiave che gira nella toppa, la casa buia. Le stanze buie, le stanze che dividono. Le scale al buio, mi sfilo di dosso i vestiti. Pensieri.
Sorseggiare qualcosa di caldo prima di mettersi a letto.
Ma la voglia di dormire non c'è. Il sonno, invece sì.

A volte, ho paura della notte.

(Disegni senza contorni)







Ed ecco la ricetta di oggi: 
Nel mio calderone, ci metto un pizzico di fatalità, della fantasia e un cucchiaino di fiducia per togliere il sapore della paura, qualche grammo di incoscienza... non troppa, altrimenti poi diventa molto piccante e può bruciare. Ci vuole della speranza per rendere soffice l'impasto, degli obiettivi, dell'impegno e per non esagerare un po' di leggerezza. 
E' importante che nell'impasto lo zucchero sia uniforme, perché se finisce solo in superficie, i primi morsi satureranno, mentre il resto risulterà amaro e difficile da mandare giù, e impreparati sarà difficile affrontare le difficoltà.





.


Nessuna danza tribale può durare per sempre. Anche i tamburi si acquietano e le donne con i bambini del villaggio vanno a dormire. Provaci. Ora stendi il capo e abbi fiducia, credi in te, ascolta le tue paure, scrivile, leggile, vivile, è tutto un tumulto. Ma nessuna tempesta dura per sempre.






Oggi mi sono svegliata e c'era ancora buio, come ieri, come l'altro ieri. Così non sono sicura di essermi davvero svegliata. Sono qui sui gradini della scuola e aspetto La stella. Ma sono ancora le stesse stelle blu lontane e non trovo lei. Nessuno sembra accorgersi che manca una stella nel cielo. Si appartano a coppie, si baciano e si accarezzano, io sono sola mentre scrivo la data di oggi. E' tutto così strano, mi gira la testa. Sento il vento... qui non è normale. Non sono sicura che questa sia la realtà, forse sto ancora dormendo. Sono ancora intrappolata.
Mistral



Credevo, sentivo il vento del nord provenire da ovest, al di là di questi confini come in un sonno. C'era un disco d'argento alto nel cielo che potevo guardare senza accecarmi. C'erano delle braccia attorno a me. E invece è ancora quest'ora che è la stessa ora di mezzogiorno di prima. Non può essere sempre una palla di fuoco, devo uscire di qui.
Sophie Flare





Un altro scatto, un altro ricordo. 
Storie piccole e grandi di emozioni ed immagini. 
Storie mie. Insignificanti per il mondo, preziose per me.
Mi si gonfierà il cuore di tutti questi ricordi e un giorno non ce la farò e scoppierò.

Ciao, rosellina.








Partirò senza nulla, sono solo io. Sono qui, Thasala. Sabbie e mare dall'altra parte del mondo.
E il mio cuore.
Quante cose. Come un bagaglio pieno di fotografie e vestiti antichi.
Apro la porta e il vento è caldo.
Mi guardo, ora non sono piú nuda.







martedì 24 giugno 2014

Dialoghi




- Piove da te?
- Qui diluvia, bellissimo.
- Qui solo arietta fresca, voglio l'acqua! E sto guardando un film inquietante.
- Che hai...
- La solita... lasciamo perdere.

- Ho visto un'ombra camminare sotto la pioggia senza ombrello. Eri tu?
- Chissà? 
- Ero alla finestra. Hai i capelli bagnati.
- Sí. Passami il phon.
- Ti cola il mascara, hai pianto?
- No, ho camminato sotto la pioggia, senza ombrello. Il cielo ha pianto forte.
- Prendi freddo... ti ammali!
- Sono già malata.

- Con questo tempo, poveri alberi, si spezzeranno tutti.
- Non preoccuparti dei giunchi, si piegano solamente.
- L'albero maestro non cede mai. É forte e maestoso.
- Già... i giunchi cedono, sí. Ma si rialzano. L'albero maestro non si piega, invece...
- Chi non cede...

- Chi non cede, un giorno si spezza.
- Che tuoni e lampi!
- Fantastico!

Mi diceva, mi ricordo, quelle sue parole.
"L'importante non é perdere una battaglia, ma vincere la guerra".

Che tuoni e lampi stasera, qui diluvia, bellissimo, altro che venticello. Sussurri e fantasmi. Il cielo si frantuma in mille pezzi e dalle crepe miliardi di gocce d'acqua gelide si riversano allegramente, come rovente danza infernale, sui giunchi e sulle ragazze senza ombrello.
Tutto viene spazzato via.
Tutto viene spazzato.

Tutto via.



domenica 15 giugno 2014

Il significato del laboratorio


É che sento di essere scissa in due, da una parte il corpo fisico, dall'altra la mia anima.
Il mio involucro, lo vedo difettato. Se avessi una faccia diversa e un corpo diverso, pur con la stessa anima la mia vita sarebbe diversa.

La mia vita é una conseguenza delle due cose.
Quando morirò il mio corpo diventerà una cosa ripugnante, lo stesso corpo che in vita gli uomini desiderano toccare.
Ma anche l'animo non rimane lo stesso, cambia e invecchia ma al contrario del corpo con la morte, non puzza e non si deteriora, invece diventa piú luminoso e aereo. E a volte c'é, a volte no, anche se fisicamente la gente pensa che io sia lí.
Sono un esperimento di Dio. Come un esperimento chimico, quando combinano gli elementi.
Prendiamo questa anima e la mettiamo in questo contenitore, poi la mettiamo sulla terra e ne seguiamo le conseguenze e le reazioni.

A giudicare dal prodotto finale, non capisco le scelte di Dio con me.
Io mi sento come in sospeso, un inconcluso, come un esperimento a cui le domande ed ipotesi non trovano un perché.

Sono qui sgangherata uscita dal Laboratorio, come una cosa sintetica.
E mi domando, non so per quale motivo, perplessa. Che ci faccio io qui.



Cambieresti?


Se tu sapessi di morire oggi
e vedessi il volto di Dio e dell'amore
cambieresti? cambieresti?

Se sapessi che l'amore può spezzarti il cuore fino a
farti arrivare così in basso che non puoi cadere
cambieresti? cambieresti?


Volevo imparare a suonare la chitarra, solo per poter cantare quella sua canzone, e non sapevo neppure il significato, a parte il titolo “Change”, ma mi piaceva anche così, nella mia ignoranza, perché sapevo che parlava di cambiamento.
Mi immaginavo in una stanza, in solitudine e ascoltata da nessuno, a sussurrare malinconica quel testo, anche se lei ha una voce da nera. Ho sempre pensato che se avessi suonato la chitarra, non avrei saputo suonarne una elettrica, perché mi sembrava per persone decise e rockettare, io invece mi sentivo più a mio agio a sussurrare le mie emozioni che a gridarle.


Quanto male o bene hai bisogno di ottenere?
quante perdite? quanti rimpianti?


C’è una canzone, mi pare di Niccolò Fabi, che parla di come si immagina il giorno del suo funerale, e ne è sconvolto perché vede arrivare lei, felice e beata, vestita di rosso. E tutti quelli che credeva amici erano indifferenti alla sua morte.

Mio padre mi raccontò che prima che suo padre morisse d’infarto, litigò con lui, e l’ultimo sentimento che calò fra loro due fu di rabbia e di astio. Lui era piccolo e credo che questo avvenimento lo sconvolse e lo segnò per sempre.

Mia sorella, che di morti in ospedale ne conosce parecchie, mi dice che non è per stupidità che a volte perdona torti subiti e cattiverie, ma perché si ricorda di come una persona con cui ci parli il giorno prima, non la puoi più ritrovare il giorno dopo. Mai più. E allora, rancori, risentimenti, non hanno alcun più senso e lasciano posto a rimpianti e parole che avresti voluto dire e che non puoi più. Azioni che avresti voluto fare e che dopo non puoi più.


Kim dice che quando ami una persona, glielo devi dire, glielo devi gridare forte. Perché poi, il tempo… perché poi, il tempo passa.
(Il matrimonio del mio migliore amico)



Se sapessi di avere poco tempo per vivere, forse sarei più coraggiosa, forse riuscirei a dichiararmi, forse saprei amare anche senza pretendere nulla in cambio. Forse riuscirei ad abbracciare più spesso e spenderei tutto il mio tempo e i miei risparmi per dedicarmi alle persone. Scelte che non so fare ora, forse mi butterei e le farei, e viaggerei, ascolterei, parlerei, chiederei scusa. Perdonerei.


Ma bisogna arrivare a questo per avere il coraggio di cambiare?


E se sapessi che una persona a me cara stesse per morire, che la sto per perdere per sempre, non sprecherei  un attimo della mia vita per passare gli ultimi istanti con lei.


Ma bisogna arrivare a questo per avere il coraggio di cambiare?


Se sapessi di poter trovare quella verità che
porta un dolore impossibile da lenire
cambieresti? cambieresti?

Se sapessi di poter trovare quella verità che
porta un dolore impossibile da lenire
cambieresti? cambieresti?



Così tante domande e così tanti suoni. Quando mi addormento la notte, sento il mio cuore pulsare. Ma non so nulla, non ho risposte. Sono un puntino anonimo in miliardi di puntini nell’universo. A volte mi sento così piccola e lasciata a me stessa, come se alle mie richieste, nessuno rispondesse.


Kim dice che quando ami una persona, glielo devi dire, glielo devi gridare forte. Perché poi, il tempo… perché poi, il tempo passa...


Se tu sapessi di morire oggi
e vedessi il volto di Dio e dell'amore
cambieresti? cambieresti?

Se sapessi che l'amore può spezzarti il cuore fino a
farti arrivare così in basso che non puoi cadere
cambieresti? cambieresti?







sabato 14 giugno 2014

Morelli

Voi sapete che leggere è la mia abituale compagnia e che ogni tanto parlo qui di qualcosa che ho letto.

Ieri notte non riuscivo a prendere sonno, così ho pensato di iniziare un nuovo libro, uno di quelli che erano nella biblioteca di mia sorella e che ha lasciato in deposito a casa dei miei durante il trasloco.
Ho cominciato: “Come amare ed essere amati” di Raffaele Morelli, ma dopo qualche riga, qualche paragrafo qua e là del libro l’ho messo giù.

Mi ha lasciata un po’ turbata.

Ho provato a cercare qualcosa in rete per capirlo e sapere cosa ne pensa il pubblico, così ho avuto modo di conoscere suoi ulteriori insegnamenti sull’amore.

Morelli dice che in una coppia non bisogna dirsi tutto, perché la troppa apertura potrebbe nuocere e togliere il mistero, e fin qui potrei pure essere d’accordo, ma poi cita come esempio un suo paziente che ha confessato alla compagna di averla tradita, per sentirsi a posto con la coscienza, e questa non è riuscita, nonostante il perdono, ad andare avanti e alla fine la coppia è scoppiata. 
Perciò lui sconsiglia la confessione. Ma non condanna la scappatella, anzi questa potrebbe far pure bene alla coppia se vissuta in un certo modo.

Io credevo di leggere un libro sull’amore. E per me non vi è amore nell’ingannare una persona che si fida e si affida ad un’altra. Se c’è tradimento è perché non si ama e non si sta bene, ed è questa la causa della rottura, non l’essere stati “sgamati”.

Comunque in generale Morelli dice proprio che nella coppia è bene parlarsi il meno possibile. Io non potrei mai seguire questa sua teoria, credo invece che sia molto bello riuscire a comunicare e a capirsi, conoscersi, discutere e venirsi incontro. Invecchiare insieme con il dialogo e l’amicizia, l’affetto, la condivisione.

Mi sembra di vedere nei suoi insegnamenti l’idea di coppia di un uomo e una donna che si parlano poco per conservare l’attrazione iniziale, ma poi la vita sessuale è ravvivata grazie ad una terza presenza. Ma la coppia qual è? Quella ufficiosa o quella ufficiale? E il cuore cosa dice? E chi ama chi? Sono tutti felici? C’è qualcuno che soffre?

Boh! Sono perplessa, forse non sono una tipa moderna.

Così ho invece ho iniziato a leggere: “Spegni il fuoco della rabbia”, scritto da un monaco vietnamita che ha vissuto la guerra ed è stato candidato al premio Nobel per la pace da Martin Luther King. Già le prime pagine mi mettono una sensazione di pace e di speranza. Ho pianto alla prima storia vera.

Questi sono i libri dagli insegnamenti “vecchi” che non passano mai di moda e che vorrei sempre leggere.


Alla prossima lettura!


martedì 10 giugno 2014

Laboratorio

Non fanno piú nulla di me, sono un corpo artificiale sintetico difettato.
Neppure questo involucro mi appartiene.
Peso massimo invisibile.
Ma che ci faccio qui.
 
 
 

lunedì 9 giugno 2014

Rosellina

Non sapevo che esistessero rose senza spine. Il detto che “non c’è rosa senza spine”, voleva dire che quando si vuole una cosa bella, bisogna aspettarsi anche dei risvolti negativi, insomma che nella vita non è possibile avere il meglio del meglio o quello che si desidera senza doversi pungere.

Io, che pure sostengo che bisogna sapersi un po’ adattare, non sono del tutto d’accordo con questa visione, penso invece che se si desidera fortemente qualcosa la si può ottenere, che è solo questione di tempo. E la si può ottenere ed esserne felici senza pungere nessuno e senza esserne punti.

Quando avevo circa undici anni desiderai fortemente che i miei mi comprassero il sax, ci impiegai quasi quattro anni per ottenerlo. Ovviamente non passai quattro anni a rompere le scatole ai miei genitori. A volte insistevo, poi mi calmavo, o meglio li lasciavo in pace, poi andavo con le buone, poi promisi di non chiedere più regali per ogni festa per anni e anni. Alla fine mi accontentarono. Perché ci credevo e lo capirono. Questo solo per dire che non ci sono impedimenti al raggiungimento della felicità, a parte noi stessi. La penso così.

Le rose senza spine esistono!

Ne ho tenuta una per giorni nel collo di una bottiglietta di plastica riempita d’acqua ed era pure un po’ sbocciata. Oltre a me che sono sola da poco, era l’unico altro essere vivente a condividere i miei sogni, i miei pensieri e i miei risvegli al mattino, nel mio monolocale in affitto.

Ho solo un tavolo qui, e qui mangio, faccio colazione, scrivo, progetto, suono e studio. La rosellina stava qui con me. Mi osservava fare i mestieri e bere la camomilla da sola o in compagnia. E io ogni giorno controllavo per vedere come stava.

Non ho mai avuto fiori veramente miei, quando vivevo in famiglia, tutti quelli che mi regalavano finivano in un vaso in sala a discrezione di mia madre, non potevo portarli in camera. E la sala non l’ho mai sentita veramente il mio ambiente, era solo la stanza di passaggio, la stanza per gli ospiti. Credevo pure che non mi piacessero i fiori, perché erano regali che non sentivo miei.

Ma ora che sono sola, ero felice di prendermi cura di qualcosa o di qualcuno.
Anche adesso che è sfiorita e sono di nuovo l’unico abitante qui, non la voglio lasciare andar via, non la butterò nello sporco, voglio tenere i suoi petali secchi con me, il mio primo fiorellino.



Un altro scatto, un altro ricordo. 

Storie piccole e grandi di emozioni ed immagini. 
Storie mie. Insignificanti per il mondo, preziose per me.

Mi si gonfierà il cuore di tutti questi ricordi e un giorno non ce la farò e scoppierò.



Ciao, rosellina.




martedì 3 giugno 2014

La stagione bella

Sta arrivando, la stagione dei vestitini fluttuanti e i capelli al vento. Della pelle dorata baciata dal sole e i sogni, le speranze. Di nuovo.
I tacchi e i piedi scalzi, nudi sulla spiaggia con le onde che vengono a salutarti. Le stoffe colorate e gaie.
Le finestre aperte e le giornate terse.
E le giornate che non finiscono.
La vita che rinasce e le nuove avventure.
Io ci sono.
Gli altri? Chi lo sa?