sabato 30 agosto 2014

Spazi temporali


Come può un scoglio
arginare il mare?


Anche se non voglio
torno già a volare
le distese azzurre
e le verdi terre
le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto...


L.B.


 


venerdì 29 agosto 2014

Vacanze

 Si dice che: "Ti accorgi del vero valore di una persona, solamente quando la perdi per sempre". Ecco, in maniera non così catastrofica e non  riferito alle persone, io ne ho una versione modificata: "Ti rendi conto che ci tieni a fare qualcosa, solamente quando ti ritrovi a non poterla più fare".

Sarà perché ne ho fatto di un hobby adolescenziale la mia attuale, unica fonte di guadagno, capita che in certi periodi intensi non mi renda conto che suonare mi sia così importante. So che mi piace fare i concerti e che anche se guadagnassi dieci volte di più, ma non mi piacesse il lavoro, preferirei tenermi questo, ma io penso che oltre al lavoro sia necessario avere un passatempo, un diversivo, ed io nella mia testa penso di non averne. Perché suono e insegno musica dalla mattina quando mi sveglio e mi esercito, al pomeriggio quando dò lezioni, alla sera quando faccio le prove. Quindi la musica è un lavoro, e non ho più spazio per i passatempi, che sento che mi mancano.

In vacanza una settimana non ho suonato affatto, e c'era come un vuoto da dover colmare nelle mie giornate. Non mi mancava come lavoro, ma proprio come sfogo e passatempo, una sensazione che sento solo poche volte e di solito al pianoforte, non più al sax. Oltre alla musica, mi mancava anche lo scrivere. Invece disegnare e colorare non mi manca quasi mai. Elenco queste tre cose perché erano quelle che più mi piacevano e che mi venivano meglio a scuola. Fino alla fine del conservatorio, io pensavo ancora di studiare scenografia e di dedicarmi all'arte visiva.

Il bello dello scrivere è che si può fare ovunque, il brutto del suonare il sax è che in certi contesti disturba, mentre il pianoforte è troppo grosso ed ingombrante e non si può portare in vacanza. Non è possibile suonare ovunque ed in ogni momento. Sarebbe stato bello poterlo fare davanti al mare, mi ha sempre emozionato l'acqua selvaggia salmastra. Mi piacciono le onde mosse dal vento e le conchiglie portate a riva.

Bene, sono tornata. Sembra persino rassicurante poter riprendere a battere le dita sulla tastiera bianca e nera, sotto la finestra, con i rami e le foglie verdi, il cielo davanti a me. I suoni mesti. Bello risentire il mio fiato che attraversa il legno e l'ottone e produce il suono. Lo voglio caldo, morbido, riservato, mi piace malinconico. La mia voce emblematica. Il mio messaggio senza parole.

Sono di nuovo in città, mi sei mancata Musica. Ma verrò un giorno al Mare a portarti anche i miei innocenti sogni di suoni e di speranza. Ci rivedremo.




Thasala

C'è qualcuno che imposta la sveglia verso le tre di notte, ma non la spegne subito, come se faticasse a svegliarsi, a lasciare il mondo dei sogni e tornare nella buia quotidianità.
È così silenziosa la notte, che sento tutto. Dopo almeno cinque minuti, finalmente il suono della sveglia cessa. Sullo stesso piano, sento dopo un poco, qualcuno aprire la porta d'ingresso, dei passi sul pianerottolo e poi giù di corsa per le scale. È una donna, che agisce di fretta.
Nell'oscurità, mi domando dove andrà. Non è la prima volta in questi mesi, che sia un'infermiera che lavora su turni? Un' impiegata dell'ortomercato? Avevo un'amica che faceva la segretaria, e si alzava prestissimo per essere presente prima che arrivassero i carichi.
Passo mentalmente in rassegna i possibili lavori che si svolgono la notte. Mi cascano le palpebre ma fatico a prendere sonno. Vola e vola la mia immaginazione.
C'è qualcuno che imposta la sveglia alle tre di notte per iniziare la giornata, io invece sono andata a letto solo poco prima, e poi sono stata svegliata bruscamente, come se un sonno intero fosse passato, e invece è scorso solo un breve tempo. Ma non sono stati i rumori a svegliarmi, prima della vicina io mi ero già ridestata dopo un sogno doloroso.
Oramai i miei sonni sono delle dormiveglie di poche ore. Come i gatti, che quando dormono si accorgono di tutto.
È ancora notte e regna il silenzio.
Sono tanto stanca e pure il mio cuore ha rallentato i battiti. Fra qualche ora si sveglieranno tutti e la vita riprenderà, anche se io non lo voglio, il mondo girerà ancora con o senza di me.
Ora i miei pensieri si annebbiano, la mia mente chiede sosta, il nulla, nessun dialogo. La notte é fatta per dormire.
Chiudo gli occhi e provo a riposarmi ancora un po'.


martedì 26 agosto 2014

Vocine

Bimbe sperdute, bimbe di Sia Thata. Dove siete, come state. Piccole care. Troppe perdite non reggo. Le vocine e le manine e le gambette. Almeno voi dove siete, che cosa ho fatto perché. Troppe perdite mio Dio.

Perché. Perché vi ha portate via pure da me, si vendica con me. Ora cosa mi rimane.

sabato 9 agosto 2014

Diario fotografico


Questi, alcuni dei più bei momenti musicali dell'anno scolastico 2013-2014. 































Monologo

Che cosa fai quando ti senti triste?
Reagisci, ridi, ti ascolti o piangi, o ti chiudi dentro, o cerchi aiuto, oppure odi il mondo?

Ma perché ti senti triste? Quando sei giù di morale, cosa vorresti che accadesse per essere felice? 

Come vorresti che fosse la tua vita, come te la immagineresti con le persone e con le circostanze che piacciono a te? 

Prova ad immaginare liberamente, come fanno i bambini quando fantasticano e sognano il futuro, pensando che nulla sia impossibile. 

Ora riapri gli occhi, è veramente impossibile realizzare quelle cose che hai immaginato? Chi te lo impedisce? Ascolti il bambino che c'è in te? Cosa ti frena, di cosa temi. Sono difficoltà reali o sono le tue paure?

I bambini sono coraggiosi, i bambini dicono quello che pensano, non mentono, i bambini ci provano, sognano, inventano, scoprono. I bambini osano, perdonano, ridono, non sono ingabbiati. I bambini sanno che le cose si risolvono, hanno fiducia.

I bambini vengono plasmati dagli adulti a conformarsi, a non darsi ascolto, a non deludere le aspettative altrui. I bambini quando crescono, vengono derisi se esprimono troppo entusiasmo o tristezza, viene  a loro insegnato che le lacrime sono segno di debolezza. I bambini che crescono senza esempi di serenità e di amore diventano adulti turbati, sfiduciati e pensano che debbano farsi carico di tutto.

"Non piangere, fai il tuo dovere, fai questo, comportati da grande, ubbidisci, non mi deludere, mi hai deluso, non vali un gran che".

Ecco quello che invece vorrei dirti, piccolo bimbo:

"Piangi, sfogati, cerca la gioia nei piccoli attimi, fai in modo di fare quello che ti piace e senti, tu sei un bravissimo ometto, dimmi perché non lo vuoi fare, voglio capirti, ti vorrò bene anche se sbagli e anche se non lo vorrai fare, e ti confido in gran segreto... ecco, ti racconterò tutti gli sbagli che ho commesso io, e anche gli sbagli di quel signore là, e della mamma e del papà e della maestra... perché tutti sbagliano. Non devi affannarti per farti amare. Tu meriti tutto l'amore ed il meglio dalla vita, solo per il fatto di esistere".

Ed ora non ti dico più nulla piccolo bimbo. Ti abbraccio forte e ti cullo. Sento il canto e le serene note che suonano per te. Dormi sereno. Tutto passa, tutto si risolve, tutto ha una via d'uscita.

Ed ora per favore, ho tanto bisogno anch'io di lenire le ferite della piccola bimba. Tienimi con te. Ed ora innocenti sulla vita, impariamo daccapo ogni cosa. Insieme.




mercoledì 6 agosto 2014

Apprendista cuocherella


Oramai sono cinque mesi che vivo sola. All'inizio non era grandissimo il cambiamento, di giorno conducevo la mia vita di sempre e nei luoghi di sempre. Cambiava la notte perché dormivo da un'altra parte e un po' del  tempo libero andava nei mestieri casalinghi. Studiavo e pranzavo da mia madre e a cena non ero quasi mai a casa, tant'è che non ho acceso il frigo fino a giugno.

Era bello i primi tempi fare acquisti di lenzuola, asciugamani, piccole cose per la casa, dalle presine al frullatore, alla scatola per le bustine del tè, e persino scegliere il secchio e i detersivi. Negozi che una volta potevo guardare solamente, ora erano diventati più interessanti di quelli d'abbigliamento. Ora ci entro per guardare di tutto, si trovano profumatori per la casa (adoro l'aroma di muschio bianco) vassoi a fiori, scatole per i biscotti, tazze, grembiulini, contenitori colorati e graziosi timer a forma di coccinella.

La prima spesa al supermercato non si scorda mai. Io acquistai biscotti, miele e tè per la colazione, ed ero eccitata di metterli via in una mia dispensa. 

C'era la trafila per gli allacciamenti, il cambio di residenza, l'indirizzo nuovo da mettere assieme alla patente, sul libretto di circolazione, sulla tessera elettorale.
Persino le prime bollette intestate a nome mio avevano il significato dell'indipendenza. Per me fu stranissimo vedere le buste provenire dall'A2A con sopra il mio nome e un nuovo indirizzo.

Con l'inizio delle vacanze scolastiche e quindi più ore passate a casa, poi, accessi il frigo, e quello fu il primo segnale incisivo che fa rendere il posto in cui vivi una casa. La prima cosa che notai è che a stare da sola, mi capita spesso di scordarmi di consumare in tempo le cose da mangiare, mentre prima avevo il problema opposto, cioè che se non mangiavo per tempo qualcosa che vedevo, magari il giorno dopo non c'era già più.

Poi c'è la questione dei piatti, che quando finiscono le stoviglie mi tocca per forza lavarle, mentre prima lasciavo bicchieri e piatti nel lavello e c'era sempre magicamente il ricambio. 

Cose banali, direte voi, ma un conto è saperle, un altro viverle.

Ma non sono una viziata e coccolata, è che mi hanno convinta di essere un' impedita. Non è facile crescere con una sorella più grande di sette anni e mezzo, con la passione per la cucina e che è una perfetta cuoca e casalinga, e una mamma che fin da piccola ti consiglia di prendere esempio. Qualsiasi cosa facessi io, in confronto, era un gioco alle padelline contro l'arte di un chef, così ho sempre pensato che la cucina fosse un luogo complicato e ostile e ho sempre cercato di deviare il percorso e di accedervi solo per mangiare.

In questi pochi giorni che mia madre è in vacanza, e mi ritrovo a dovermi occupare da sola a cercare cibo invece, scopro che mi piace tagliare le verdurine e cucinare piatti semplici e sani. Non basta fare da mangiare, per me il cibo è un matrimonio fra salute e sapore, non per nulla si dice "arte" culinaria e non "sport" culinario.

Un mio ex già mi fece notare anni e anni fa, che sotto sotto mi piaceva cucinare, quando gli dissi che il risotto lo facevo solo con il brodo fatto da me, con acqua, sale e verdure, che non usavo mai il dado per cucinare. Che anche per il sugo non usavo mai passate o pomodori pelati, ma che tagliavo i pomodori freschi e se non c'era tempo, piuttosto mangiavo una buona pasta con olio o burro e parmigiano.

Anche con mia madre, ho sempre lottato per far prevalere la cucina naturale, almeno per quel che riguarda il mio piatto, perchè sotto sotto non so se sono brava a cucinare, ma ho il palato da contadinella e riconosco un sugo di verdure da uno conservato e venduto in barattoli.

Il mio rapporto con il cibo è sempre stato particolare. Io per la maggior parte del mio tempo, penso spesso a cosa mangiare. Ma non è solo questa la particolarità, vi dico alcuni aneddoti che, quando li racconto, mi dicono che sono un po' strana. 

Agatha Christie, la scrittrice di gialli, parla spesso di cibo. Io quando leggo le descrizioni mi viene l'acquolina, è una reazione incontrollabile, ma non è che dica chissà cosa. Per esempio, in un racconto ha descritto una colazione inglese, e quando scrive che il rosso delle uova è "denso, cremoso", io non resisto e per il resto del racconto fatico a recuperare la concentrazione e a seguire la trama. Oppure quando parla dei pranzi di Natale e si mette ad elencare i dolci... Persino nel romanzo "Heidi" che leggevo da piccola, che non è della Christie, io leggevo e rileggevo i passi in cui lei beveva il dolce latte fresco delle capre, con una calda fetta di pane e il genuino formaggio dorato ed abbrustolito fatto in casa dal nonno. Poi non riuscivo più a prendere sonno perché pensavo che volevo mangiarlo anch'io, e anche adesso che sto scrivendo e sono piena perchè ho appena pranzato, ho l'acquolina in bocca al pensiero. 

C'è poi un film, "A cena da amici", in cui i protagonisti sono gastronomi e io non resisto quando elencano i piatti italiani e una torta particolare fatta di farina di mais, limone e mandorle. Una strana pasta di polenta e mandorle insomma. A volte ci penso e rimetto su il film solo per risentirne la descrizione.

Ecco, i miei amici dicono che io non sono tanto a posto per queste manie.

Tornando alle vacanze di mia madre che mi ha lasciata sola a procurarmi i pasti, trovo divertente invece, pensare ai menù, programmare i piatti e pensare a cosa mangiare.
Fare la cuocherella è molto divertente, mettere la natura genuina e colorata nel piatto è come dipingere un quadro e sceglierne le tinte e gli accostamenti. Anche metterci l'olio crudo sulla pasta calda e fumante è un gesto molto casalingo, come prepararsi a gustare con calma, forchetta dopo forchetta. Le persone serene mangiano lentamente e con calma. Mi piace ammirare e rimirare le mie creazioni semplici, buone e colorate. Ah! oggi è stato proprio bello pasticciare fra in fornelli.

Gnam gnam!




martedì 5 agosto 2014

Le bambole di Alice III

Era un grande palazzo sul lago, uno di quei magnifici specchi tersi e freddi del nord, con il sole del tramonto che brilla sull'acqua e il vento che sussurra fra la generosa vegetazione.
Ricordo le grandi vetrate e l'ambiente spazioso e luminoso. L'aria settembrina di sera, con gli ultimi raggi di sole, che muoveva dolcemente le fini tende bianche. E il parquet. Quel parquet era liscio, chiaro, silenzioso e perfetto.

Sembrava un sogno.

- Sei arrivata - mi disse venendomi incontro con la mano tesa. Un sorriso stampato e gli enormi occhi grigi di vetro, leggermente sporgenti. I riccioli, crespi e biondo cenere, una nuvola gommosa, sembrava una bambola. Indossava una gonna a tubo, grigia, lunga fino le ginocchia e la camicia bianca e candida.

- Ciao Alice - risposi non capendo, presa alla sprovvista. Ma non si chiamava Alice, aveva il nome di un fiore.
- Ma sto andando sai, c'è una festa, un delirio! Vado via, tu stai qui?

Non capii la domanda. Lei se n'era già andata. Non capii se "delirio" era riferito alla festa o al palazzo.
Mi ritrovai sola in quella casa. Un bambino era morto in quella casa. Non so perché lo sapevo, non so che ci facevo lì. 

Poi.

Nebbia e ricordi sovrapposti e volati via, un gioco di risatine, bambole graziose, una sfilata. Io. Che cosa successe, fu come un vuoto.
Qualcuno mi disse qualcosa. Io non sapevo reagire, perché tutto mi ruotava attorno vorticosamente e le persone amiche andavano e venivano e io non sapevo se fossero sconosciute.

Poi qualcuno mi parlò e indicò qualcosa ridendo e io osservai il punto sul pavimento. Il parquet, sempre liscio e perfetto. In quel punto, vidi un'ombra di un bambino in bicicletta che passava davanti, all'imbrunire, riflesso, portava calzette. Ma non c'erano umani nella realtà, non c'erano bambini. Allora sobbalzai e tutto mi fu chiaro e io avevo gli occhi sbarrati dal terrore.

- Ma è morto! - gridai.

Il palazzo scomparve. Ero sola al buio, nella mia camera dalle lenzuola scarlatte. Brescia, 5 agosto 2014.










sabato 2 agosto 2014

Film

(Seconda parte)


Il più delle volte, un film è per me un vociferare di sottofondo per non sentire il vuoto, o qualcosa da metter su prima di addormentarmi la sera, e spesso scelgo qualcosa di già visto, per non emozionarmi troppo, di leggero, che finisce bene, così mi addormento rassicurata dalla vita e dalle cose positive. Ciò si traduce spesso in commediole americane a lieto fine. 

Non sono un critico e non capisco niente di cinema, però arrivo a capire, all'incirca, la qualità di una regia, di un attore e di una pellicola. Ammetto con tutta schiettezza che a farmi compagnia, sono spesso film qualitativamente discreti e nulla di più.

Tanti anni fa, guardavo spesso "Le ragazze dai quartieri alti" perché mi sentivo un po' come Mollie Gun, la protagonista. Frivola e vanitosa, festaiola, gioiosa e giocosa, ma considerata irresponsabile, con una gran paura di "crescere", di affrontare la vita. Veniva sempre criticata. Io mi sentivo un po' così, e mi consolava vedere come lei, dopo aver perso tutti i soldi, fosse costretta ad abbandonare i "quartieri alti" e sola, a trovare un lavoro, ad avere pochi veri amici rimasti, povera, a trovare la sua strada e a maturare.

Mi dicevo, che anch'io un giorno sarei riuscita a rimanere in un posto di lavoro per più di qualche mese, a guadagnarmi uno stipendio e a mantenermi da sola. Ma non ne ero tanto convinta, tutti mi consideravano divertente ma inaffidabile ed incapace di affrontare situazioni impegnative. Avevo persino paura che mi assicurassero sul lavoro, perché: "Io quando mi stufo di un posto voglio andarmene via subito, mica aspetto quindici giorni!". Spendevo tutti i miei soldi in vestiti e cose carine, finchè arrivarono dei problemi e i miei si trovarono in difficoltà, allora dovetti entrare in campo e sobbarcarmi per anni la famiglia concretamente. Prima di allora lavoravo e mi tenevo ogni centesimo. Anch'io come Mollie mi ritrovai forzatamente a maturare, senza scelta e all'improvviso.

Ecco perché continuavo a guardare e a riguardare questo film, non mi sentivo più così sola, fingevo di essere un'eroina di un film a lieto fine anch'io.

Quando l'attrice Brittany Murphy morì, per me era come se fosse morta Mollie Gun.

Con l'acquisto del mio primo pc fisso, con i primi monitor piatti, acquistai anche il mio primo dvd. Fu "Forrest Gump". Mi è sempre piaciuto questo film, mi piaceva tanto Jenny, anche lei era un po' come me. Quella sua idea, quel forte desiderio di "volare lontano lontano da qui".
Quando uscì nelle sale, andava di moda lo stile anni Settanta, avevo circa vent'anni e giravo con le gonne lunghe, le maglie colorate e i capelli con la riga in mezzo, che mi arrivavano fino al gomito, con collane e monili e simboli della pace, come una perfetta figlia dei fiori. Di un film di solito noto subito le colonne sonore e "come si vestono gli attori", c'era una scena in cui suonò "San Francisco" e tutt'ora quella canzone mi ricorda Forrest Gump. Che bel film!

Un altro film che mi fece tanto compagnia, fu "Le streghe di Eastwick". Non so perché, non so se dire che mi piace, forse no. Erano le stregonerie, la bellezza, lo scandolo e la magia nera ad attirarmi. Addirittura, mi sarebbe piaciuto fosse un bel po' più dark e più oscuro. Ma andava bene anche così, impressionabile come sono, non so se sarei riuscita ad addormentarmi.

(Fine seconda parte)



Prima parte




venerdì 1 agosto 2014

Non c'è

C'é tanta gente qui sulle panchine, ognuna immersa nella propria solitudine.
Tanti solitari dovrebbero essere in buona compagnia.
Invece no.
C'è tanta luce artificiale qui. Tutto brilla, anche l'insegna della fermata dell'autobus.
É tutto finto.
Dov'é la mia stanza solitaria per davvero. Dov'é il mio buio per davvero. Dove sono le mie candele, dove sono le risposte. Dove sono quei ricordi. Il nulla piú ora.
Dov'é, dove sei, dove sono.
Cosa é successo. Era tutto vero.
Attendo e non c'é.

Film

Non sono un'appassionata di cinema e conosco pochi film, e devo dire che tutte le volte che sono andata a vederne uno, è sempre stata una proposta altrui. Non guardo neppure le televisione e non so che programmi e che pubblicità ci siano. Apprendo le notizie da internet e mi piace ogni tanto guardare i film in dvd. Perciò ne ho pochi preferiti che conto su due mani e che tendo a guardare e a riguardare. Quando mi affeziono ad una trama o ad alcuni personaggi, poi torno a cercarne la familiare compagnia, lo faccio anche con i libri.
Una volta accennai che uno dei miei preferiti è "La casa sul lago del tempo". Che bello questo film, mi commuove tanto. E' un po' magico e surreale, e mi sarebbe piaciuto vivere in una casetta così semplice e modesta, strana, di legno, un po' stregata, piena di vetrate, con l'acqua e gli alberi come spettacolo, e comunicare con le lettere in cartaceo in questa epoca, scrivendole con carta e penna, e poi affidare i messaggi ad una magica cassetta della posta. I protagonisti vivono in due situazioni temporali sfasate e parallele, sono così vicini ma non si incontrano. E' assurda la logica di questa storia, non c'è logica. E' irrazionale e fa riflettere. Ed è bello quando la protagonista parla dell'attesa, del tempo. Della lunga attesa di due innamorati che si attendono. Che nonostatnte tutto si arrendono al tempo. E poi quando arriva il finale non riesco a trattenere le lacrime.
Qualche settimana fa ho appena riguardato "Vi presento Joe Black", che per tanto tempo ho evitato di riguardare perché la storia mi coinvolge troppo. Fu una sera che non trovai il film sopra citato e mi capitò questo titolo. Ero sola e non sapevo come ammazzare il tempo. Devo avere un'attrazione e, stranamente familiarità per le storie un po' stregate, perché non trovo nulla di strano nella morte che viene a fare visita e vuole conoscere l'amore. Mi piacciono le parole del padre, che spera per la figlia una passione bruciante, un amore vero di emozioni da consumare, da vivere. Sono queste parole che attraggono la morte, e alla fine chi vince?
Un film in cui uno dei protagonisti è la morte ma che parla di vita, di emozioni e di amore. Che invita a rischiare, a sfidare le regole anche, a non avere paura di provare tutte le emozioni.
Anche se non sembra c'entrare niente con i primi due, per un periodo ho riguardato spesso "Il matrimonio del mio migliore amico". La prima volta che lo guardai non mi piacque un granchè, ma più tardi mi entrò in simaptia Kim, che nel suo modo semplice e spontaneo insegna a non avere paura del rischio e dei sentimenti. E quella sua frase che mi entrò in testa: "Se ami una persona devi dirglielo subito, devi gridarlo forte, perché poi il tempo passa".
Il tempo. Sempre il tempo in tutte e tre le trame. Ci sono cose che se fatte prima o dopo cambiano di significato. Non avere paura. Carpe diem. Cogli "L'attimo fuggente". Un altro film che mi bastò una volta sola, perché io non ce la faccio a provare emozioni così intense. Perché è meglio avere rimorsi per uno sbaglio, che rimpianti per non avere rischiato. E perché non voglio piangere, voglio ridere e scoppiare di vita e di speranza.
E qual è il mio film? Io sono una strega, mi sono sempre sentita così. Perché io sono magica dentro, non sono come gli altri, io non ho una linea di pensiero comune alla maggior parte della gente. A volte mi chiedo che ci faccio qui, mi irrito per la lentezza degli altri personaggi. Oso dove gli altri non osano e rischio quando tutti si tirano indietro. Ma in fondo me ne infischio di perdere troppe energie per insorgere se non ne traggo vantaggi. Vivo per il mio interesse.
Sto leggendo un libro sulle 100 donne più malvagie della storia, e tante erano considerate streghe e meretrici per il loro modo di fare libertino, per le troppe conoscenze e per dei comportamenti e abbigliamenti considerati strani per l'epoca. Se io fossi nata qualche centinaio di anni fa, sarei già stata bruciata al rogo. E chi lo dice che in qualche altra vita non sia finita così?
La mia stregoneria è osservare e ascoltare, ricordare quello che mi succede attorno, conoscere la psiche profonda e le debolezze di chi interagisce con me. Io so quello che pensi guardandoti e ti conosco e ti osservo mentre tu non lo sai, e non sai nulla di me. Io studio le regole e le buone maniere della società e non mi interessa sfidarle, mi piace vivere in pace. Posso trasformarmi in altre maschere se la circostanza lo richiede, le streghe sanno farlo. I comuni mortali no. Ma mi interessa solo non tradire me stessa, e se questo comportasse infrangere le regole, le infrango.
E per ora, ho scelto di non nuocerti.
(Fine prima parte)