lunedì 1 ottobre 2018

1° Festa della musica, Brescia

Mi piace molto navigare e trovare in rete fotografie e video e riconoscermi, come questo pubblicato tempo fa da un certo signor Domenico Ventura sul suo canale YouTube.



Mi ricorda quella bellissima giornata serena e di sole che cominciò con la musica assieme alla Busker Band del mio amico Doriano, in piazza Vittoria, per poi proseguire con l'orchestra classica in piazza Bruno Boni; quell'anno mandammo in scena la "Carmen" di Bizet, questa fu una replica e mi vestii comoda per la lunga giornata girovaga, ma per le altre esibizioni avevo un magnifico costume da damigella spagnola, lungo fino ai piedi, rosso e con i pizzi neri e le rose rosse. Ho ancora le foto e il costume e spero tanto un giorno di poterlo indossare di nuovo per qualche altro spettacolo.


Dopo pranzo proseguii con il mio trio francese "Les Nuages". Suonammo prevalentemente canzoni di Delicq e di Yann Tiersen. Gigi, il fisarmonicista, fu un fantastico animale da palcoscenico, intrattenendo e parlando col pubblico che si accalcava curiosa sotto la scalinata del Teatro Grande. Fu per merito suo se avemmo tanto seguito, io non sono brava a parlare e ad intrattenere il pubblico, a lui invece piace e ci è portato.

La registrazione qui sotto non è il massimo: la scena fu ripresa con un telefonino e all'aperto, ma quello che mi rende felice è il ricordo di quel giorno, perciò sono lieta di averne comunque recuperato del materiale.




Dopo la Busker, la Spagna e la Francia, ci esibimmo col quartetto: "Phan 4 fun" sulle metropolitane: fu difficilissimo rimanere in equilibrio mentre viaggiavamo e fu emozionante quando, scendendo per cambiare corsa, si misero tutti al finestrino urlando e battendo contro i vetri per salutarci e ringraziarci.






A proposito di quest'ultimo video: "Take Five", mi ricorda un aneddotto simpatico.
Un giorno un mio allievo mi disse, tutto entusiasta, che aveva trovato un video che gli era piaciuto un sacco, in cui dei ragazzi suonavano "Take Five" sulla metropolitana. Io pensai con un sorriso: "Anche noi l'abbiamo fatto".
Mi mostrò il video dal suo smartphone ed io esclamai: "Ma siamo noi!".
Beh, certo, non mi si vedeva, per tutto il tempo me ne stavo seduta nascosta dalla schiena del baritonista, ma se aguzzate bene gli occhi noterete che i saxofonisti sono quattro e non tre, e che si intravede un piedino che batte il tempo!

Mi dispiace non avere trovato nulla sull'esibizione di quella sera, quella con i fuochi e le acrobazie dei giocolieri. Non ho neppure una foto.

Quel giorno rappresentò anche il mio record di cambi di strumento: succede che negli spettacoli io debba cambiarne due o tre, ma mai quattro! Iniziai a suonare con la Busker e con l'orchestra il sax soprano, poi passai al clarinetto con il trio francese, sulla metropolitana invece suonai il sax contralto e la sera il sax tenore. Non faticai a trasportarli perché si prese tutto il carico il saxofonista rosso... perciò potei passeggiare e saltellare felice per le strade del centro, ascoltando e godendo anche della musica degli altri artisti.

L'unico momento di riposo fu il pranzo alternativo, noi assieme, offerto dall'associazione, all'ombra dei divani e dei tavolini del Caffè letterario, dove ci rigenerammo e poi la sera, che ci consentì un'ora di tempo per una doccia e cambio d'abito lampo.

Ecco... fare musica, fare spettacolo, fare arte, significa anche questo: una condivisione di momenti significativi assieme a persone che viaggiano col cuore e con la testa sulla stessa lunghezza d'onda.
Quello che vede e ascolta il fruitore, non è solo qualcosa di bello o di brutto, di riuscito o non apprezzato: dietro il prodotto si rivelano storie di ore di prove, studi, chiacchiere, risate, uscite, ansie, progetti, organizzazioni e soddisfazioni, a volte pure litigi ed incomprensioni che si risolvono poi sul palco.

Quando mi sento triste o cerco un senso alle mie giornate, penso che la terapia per me è qualche nuovo progetto o spettacolo artistico da preparare. Penso ai brani nuovi da cercare, trascrivere, arrangiare, studiare. Costumi, maschere, parrucche e trucchi da progettare ed organizzare.

Lancio un appello in particolare per farmi reindossare questo vestito...


O questo rosa che mi piace tanto, tantissimo e non lo posso mettere per andare ad insegnare:


Anche fare la strega e suonare: "Profondo rosso", come ho fatto per lo spettacolo di Halloween delle MeDea mi piacerebbe, possibile che si possa fare la strega solo ad ottobre? Io vorrei travestirmi così tutto l'anno!





sabato 29 settembre 2018

Scuola di musica "Don Vittorio Bergomi" / Open day 30 settembre 2018




Ecco un nuovo modo originale per conoscermi: potreste iscrivervi ad un corso di musica e imparare a suonare uno strumento! 
Suonare é un passatempo sano, mantiene allenato il cervello, aiuta ad esprimersi, a coordinarsi, a socializzare, forma il carattere ed equilibra il temperamento.

Domani, all'ultimo open day della stagione.



mercoledì 12 settembre 2018

Nuove esperienze, vecchi ricordi


La scuola é cominciata, intanto la settimana scorsa ci sono stati gli esami di ammissione per la scuola media ad indirizzo musicale. Non ero mai stata in una commissione, né per gli uscenti, né per gli aspiranti entranti. Ho cominciato l'esperienza con gli aspiranti.

É stata un'esperienza nuova e carina, anch'io tanti, tanti anni fa ero una ragazzina che sognava di essere ammessa al conservatorio. Voi attuali professionisti ve li ricordate i vostri esami di ammissione? Io sì, per filo e per segno: mi ricordo in quale aula si svolse, la disposizione dei mobili e dove erano seduti i tre insegnanti: quello di strumento, quello che mi provó l'intonazione e il ritmo e quello che mi fece le domande:

- Quanti anni hai?
- Quindici.
- Da quanto tempo suoni?
- Sette mesi.
- E quanti giorni?
- ...?
- Chi é il tuo insegnante?
- A.
- Ah sì, lo conosco. Bene cosa ci hai portato?

Mi ricordo che quello di sax mi stette incollato, col fiato sul collo (o almeno questa fu la mia percezione del momento) ed io mi sentii sotto pressione e suonai fuori tempo, quando poi con la coda dell'occhio lo vidi allontanarsi e scuotere la testa, mi ricordai di contare e solfeggiare, mi distesi e finalmemte la seconda metà del brano riuscii a suonarlo correttamente e a controllare l'emissione.

Sempre con la coda dell'occhio lo vidi girarsi di nuovo verso di me, sorpreso. L'esame proseguì con tutti i tre docenti che mi stettero ben distanti, perché la loro vicinanza mi innervosiva e se ne erano accorti.
L'insegnante che mi testó il senso del ritmo approfondì parecchio le prove e andó avanti per un bel pezzo, credo per accertarsi che la mia prima uscita infelice fuori tempo fosse davvero solo una conseguenza dell'emozione.

Venni ammessa seconda su una decina di aspiranti, quell'anno c'erano quattro posti e così cominciò la mia grande avventura. I risultati però non uscirono subito e passai almeno una settimana a sperare, aspettare, piangere e a disperarmi per lo sconforto. Quando vidi il mio nome fra gli ammessi, essendo preparatami al peggio "per non rimanerci male", dovetti persino fare lo sforzo inverso di accettare la realtà che diceva che ce l'avevo fatta, e dopo mi sentii la ragazzina più appagata del pianeta.

Fu un percorso pieno di insidie ed entrare adolescente, passare tanti anni in un clima freddo e accademico di allora, crescere con la visione di competizione, sfide e il misurare il valore di una persona sulle capacità di rispettare le regole e le abilità musicali, fu difficile e più volte fui tentata di gettare la spugna.
Io che passavo il tempo a sognare ad occhi aperti e a scuola venivo richiamata alla realtà quando mi perdevo con la testa fra le nuvole... mi piaceva suonare, ma non ce la facevo a reggere tutto quel percorso. Dei quattro presi quell'anno, arrivai solo io alla fine.
Dopotutto sono la prima a sorprendermi della mia stessa caparbietà.

Da tantissimi anni non ricordavo più quel giorno.
Quel giorno di aspirazioni e speranze.
Sono contenta, dopotutto, di aver stretto i denti e di aver concluso. Di essere riuscita a fare della passione musicale il mio lavoro.

Sorrido a questi bambini e ragazzini emozionati e cerco di metterli a loro agio. La ruota che gira, la vita che avanza e i ruoli che cambiano. Nuove esperienze che riportano a galla il passato... É bello.


domenica 2 settembre 2018

Quel vecchio dubbio


Mi sono sempre chiesta chi, alla quasi mezzanotte del 28 dicembre 2017, avesse interesse ad accedere alla mia posta elettronica per leggere la mia corrispondenza. Io non ho mai cercato di recuperare la mia password, perché ovviamente la conosco fin troppo bene. Qualcun altro ci ha provato senza riuscirci.

Questo indirizzo email, visibile anche su questo blog in alto a destra, è quello che uso per lavoro, vale a dire che è il recapito che dò "a cani e porci".
Lo hanno facilmente tutti: le scuole statali, le scuole private, le accademie, le agenzie. Pure tutti quei servizi che mi fanno arrivare spam e pubblicità a gogo. In passato, quando non ero dedita all'insegnamento statale e facevo altri impieghi, era su tutti i curriculum, ma parlo di anni e anni fa.

Ma cosa potrà mai ricavarci di interessante una persona a leggere le mie lettere? 

Vediamo: richieste di supplenze dalle scuole, prese di servizio. I contratti di assunzione vengono poi caricati sul mio profilo personale del Ministero della pubblica istruzione e non vengono inviati, quindi non è possibile spiarli ottenendo l'accesso alla posta. Oltretutto questi documenti possono essere richiesti e visionati da chiunque per la legge della trasparenza, con indicato il punteggio con cui si è stati chiamati (vengono censurati l'indirizzo e i dati strettamente personali) anche on line. Le graduatorie statali sono accessibili a tutti.

Vi sono poi gli accordi per degli eventi con i privati e le richieste di disponibilità dalle agenzie di spettacolo. Potete leggere le mie risposte positive o negative, i planning, le conferme.
Potreste cogliere le informazioni inerenti alle accademie quali: concerti, saggi, attività degli allievi, laboratori, collegi e riunioni dei docenti. Tutta pubblicità per le scuole dove lavoro insomma, non c'è bisogno di spiarmi per andare a vedere qualche saggio o concerto. Venite, venite, venite ad ascoltare buona musica!

Quindi, non si ricava nessun dato così eclatante per arricchirsi o sapere chissà cosa della mia vita. La casella  che uso con gli amici non è questa. Ne ho almeno cinque o sei, sarebbe una faticaccia recuperare tutte le password, avendole io diversificate, giusto?

Adesso che ci penso, questo è però l'unico posto, oltre a LinkedIn, dove lo si può vedere per iscritto, perché su tutti i social, dove passo un po' di tempo per puro bighellonare, ovviamente non lo posto, mi arriverebbero troppi messaggi inutili di spasimanti e stalker.

Chi ha cercato di leggere aveva interesse a scoprire una corrispondenza precisa che non erano sicuramente i miei messaggi di lavoro, credendo però di trovarla lì. Chi ha cercato di accedere ha avuto il mio indirizzo passando su questo blog o su LinkedIn, ma considerato che i dati di quest'ultimo sono visionabili solo dagli iscritti, e io la mia cerchia di "collegamenti" la conosco, mentre qui sono visibili a tutti, ne deduco che debba essere stato un lettore passato dal blog.

Ora, non so se a distanza di mesi questo curiosone bazzichi sporadicamente ancora qua o mi segua assiduamente. In periodo più recente ho ricevuto una telefonata anonima con cui ho avuto una conversazione strana (l'ho registrata) e forse due volte (una è certa) sono stata pedinata dal Dandy. Magari sono avvenimenti scollegati fra di loro, comunque so di essere sotto osservazione.
Voglio avvisare che sono pronta e in attesa del prossimo passo falso.

Per il resto, potete proseguire col mio intrattenimento senza invadere con mezzi illeciti la mia privacy.

Buona domenica.


venerdì 31 agosto 2018

Gola


Caro diario,

É stato bello il matrimonio di oggi, niente ritardi, ho suonato al mio solito aperitivo e alle 19 avevo già finito. Mi sono fermata a cena e poi sono arrivata a casa prima delle 21. Con un tempo cupo fuori ma in casa bellissimo.
Ho mangiato risotto e tagliatelle fresche, però ho ancora fame, mi sarei mangiata almeno tre di quei risotti lì.

***

Io ho fame!

***

Ho voglia di tagliatelle con gorgonzola.
Pizza con gorgonzola e noci
Pasta con burro e grana.
Lasagne con spinaci e besciamella.
Riso con formaggio.

Uff.

Qualcosa con i funghi.
I funghi sono come l'olio e il formaggio, stanno bene dappertutto.

***




- Io ho voglia -

lunedì 27 agosto 2018

Amuleto

I momenti migliori in cui riuscivo a farti forza erano quando non mi accorgevo che eri a disagio ed ero contenta e felice delle situazioni. Più avanti mi dicesti che fu proprio quel mio naturale atteggiamento a rasserenarti. Ho ritrovato una vecchissima email in cui ti scrivevo che per aiutarti, avrei cercato di proseguire senza abbattermi e fare della mia vita una cosa bella, anche senza di te, ma anche per te, perché io so che quello che desideri fortemente é vedermi sorridere.
Per questo ti scrivo per dirti che sono fiduciosa del futuro e sto bene: ho tante cose belle da fare e quest'anno, senza cavilli burocratici per la casa e le lunghe ed estenuanti lezioni in conservatorio... le ore di studio e i tanti esami... potrò finalmente dedicarmi alle cose che amo e che anche tu ami.
Questa mattina, per esempio, mi sono svegliata alla 6, sono balzata giù dal letto quasi subito e ho suonato il pianoforte fino le 7:30. Dopo un piccolo riposo ho ripreso a studiare le materie per il concorso (avevo interrotto per dei giorni), poi ho studiato un po' di sax, un po'  di clarinetto... Sì lo so che il clarinetto assolutamente non lo ami, era per dire che quando sto bene ho voglia di suonare ed imparare brani nuovi.
La sera, davanti alle tele, quando non esco, strimpello (male) la chitarra e sono orgogliosa persino dei dolorosi calli che mi si stanno formando.

Questo pomeriggio vado a farmi fare un po'  di preventivi per i lavoretti per la casa, la stagione sta cambiando e mi infonde nuove energie e nuove prospettive: la cosa bella del mio lavoro nelle accademie e scuole, é che ad ogni anno scolastico si riparte da zero e non si sa bene cosa possa aspettarmi.

Ho voglia di riprendere le prove col duo Eritha, di fare video e registrazioni, concerti, eventi. Ho voglia di ridere e sperare sempre in meglio. Sono contenta perché quest'anno, con le mie difficoltà, ho riscoperto tante nuove amicizie che non hanno perso tempo a starmi vicino e a sorreggermi: non sono sola. Mi piace uscire, chiacchierare  viaggiare, passeggiare. Sarà un bell'inverno. Tante amicizie e momenti di serenità e piccole avventure. 



Guarda: la porto sempre con me a mo' di ciondolo. La metto anche per farmi la doccia e adesso ha perso le scritte... mi dispiace tantissimo ma, per fortuna, una foto mi é rimasta come ricordo. Credo abbia dei poteri sovrannaturali: una volta l'ho messa nella stessa foderina con dentro l'immagine di Siddharta ed ero tranquilla che lui ti stesse accanto. Quando ho la tachicardia la metto sul petto,  la stringo forte forte al pugno e un po'  mi calma.
É il mio ciondolo preferito.
Mi chiedono sempre cos'è ed io rispondo che é un amuleto. É un amuleto e funziona in bene per davvero!
Una volta usavo la targhetta come portachiavi, ma credo che piaccia più anche a te dove sta lì ora. Al caldo, al morbido, protetto.
Ti proteggo. Grande e grosso come sei... sei pure più vecchio. Ma io continuo a vederti come un bambinone timido.
Che divertente fare l'impertinente con te, mi diverto sempre un sacco a stuzzicare le persone. Era bello vederti spensierato e sorridente.

Pensami forte e serena e sorridi anche oggi.
Ma sorridi anche col cuore e gli occhi. Gli occhi blu belli.
Ti abbraccio.



sabato 25 agosto 2018

1+1 deve fare 2.

Le 02:00 circa, nella notte del 17 agosto 2018. Da casa mia. Quando eri nei casini.
Prima di quel mattino.
Io c'ero.


mercoledì 22 agosto 2018

Reginetta della torre (cartoline)

I miei genitori mi hanno chiamata "Regina", ma io a volte mi declasso a "Principessa", un po' per eccesso di umiltà (è il mio peggior difetto) un po' perché le Regine hanno troppe incombenze che a me non interessano: devono governare il Regno, dare ordini, prendere decisioni, comandare, farsi gli affari del popolo, farsi rispettare e dettare legge. Invece le principesse si preoccupano di farsi belle, vestirsi bene, raffinare l'educazione e le buone maniere, socializzare, farsi gli affari propri e possono occupare il tempo con le amiche, con i divertimenti e la bellezza, suonando sotto le luci colorate che illuminano per godersi il pubblico adorante e gli applausi.

La mia piccola torre diventa sempre più graziosa ed armoniosa: ho scelto le lampade da mettere nella zona giorno. Ci ho riflettuto e guardato a lungo, perché essendo un grande open space, devo metterne quattro che leghino la cucina, la sala, lo studio e l'ingresso, al tempo stesso devono riflettere la mia mente e armonizzare con l'arredamento. In più, tutto questo deve pure tener conto del soffitto in cartongesso. 
Ho visto diversi lampadari che mi piacevano ma pesavano troppo, e il mio paggio che si occuperà del fissaggio mi ha dato istruzioni precise sul peso che posso permettermi.

Alla fine ho optato per quattro semplicissime e bellissime bolle trasparenti in vetro a sospensione, che regolerò ad altezze diverse: la lampadina interna sarà anch'essa grossa e rotonda, creando un effetto "bolla dentro bolla". La sensazione di entrare nella mia torre sarà quella di avere delle bolle di sapone luminose e magiche sospese sulla testa in un grande ambiente già chiaro e arioso di suo.
Saranno stupende con il tavolo in vetro e acciaio e le sedie trasparenti e renderanno ancora più leggera e incantata la mia favola.
Siccome ho ancora diverse cose di cui occuparmi e che richiedono la precedenza, per ora lascio in sospeso, ma sono contentissima di aver finalmente deciso dopo tanto girare. 

Invece, quello che ho fatto subito, è comprare il mobile basso divisore "double-face". Sono belli gli spazi aperti, ma mi piace delimitare l'ingresso per rendere più intima la zona dove suono, studio, scrivo, cucino, mangio, ospito gli amici, pur lasciando passare la luce e mantenere la stanza aperta.

A me piaceva da tempo il modello Kallax dell'Ikea, mi piaceva così tanto che, ogni volta che lo vedevo, mi scervellavo per trovare un modo di inserirlo nell'arredamento, pur non avendone bisogno, e finalmente il modo l'ho trovato!
Credevo di non riuscire a fare tutto da sola: ma le difficoltà aguzzano l'ingegno e sono riuscita a portare il mobile (da montare) da 30 kg in casa, scartando il cartone in macchina e portando su un pezzo per volta. L'ho montato tutto da sola, e ne sono tanto, tanto, tanto orgogliosa! Lo devo ancora allestire ma sarà un amore:




Il modello è quello bianco lucido e i contenitori sono spaziosi e funzionali. E adesso ho un comodo muretto su cui appoggiare le chiavi e magari una lampada calda e soffusa pronta ad accogliermi al ritorno. 

Fin ora non ho ancora scelto i quadri, perché le disposizioni non sono definitive e mancano ancora tanti pezzi, ma adesso che ho deciso quali mobili rimarranno stabilmente, sto incominciando a disegnarli nella mente: i miei quadri saranno unici, non delle stampe in commercio che hanno in tanti. Saranno fotografie, riquadri di ricordi di petali di fiori e fantasie. Disegni, storie ed acquerelli miei. Saranno magari meno belli di quelli pronti in vendita, ma non li potrà mai avere nessun altro.

L'altra bella novità è, dopo il nuovo indirizzo per la patente, quello per la tessera elettorale.



Il giorno in cui arrivò la lettera con la modifica di residenza per la patente, mi ricordai solo della bella avventura in corso. Ma questa volta è diverso: questo indirizzo è sé stesso un'altra nuova avventura. Cambio di seggio, cambio di scuola dove andrò a votare, cambio di abitudini.
Una volta, nel giorno del voto, andavo a pranzo dai miei e poi tutti insieme ci recavamo al seggio. Da oggi in poi dovrò andare da sola in un posto sconosciuto e sono emozionata dalle novità, mi piace scoprire cose che non conoscevo.

Devo cercare le mensole da mettere sulla parete sotto il climatizzatore e ideare il mobile su misura da inserire nella nicchia. A settembre verranno a mettermi le inferriate e le grate. 

Le accademie e le scuole scoppiano di progetti e mi pregusto un nuovo inverno di lavoro e poi tornare nella nuova casa su misura.
Arredare, scegliere, decidere, progettare, vedere a poco a poco formarsi le stanze e assemblare i pezzi cercati e scovati da disparate parti è bellissimo, ho sempre adorato inventare gli ambienti e poterli abbellire. 

La mia torre è una fiaba diversa dalle altre, perché non ci sono antagonisti e streghe cattive. Il mio criterio di selezione è puramente estetico e tutte le cose e i personaggi che vi entrano sono belli da vedere: la mia amica Biancaneve, dalla pelle lattea e i capelli corvini, la pianista con gli occhioni verdi, che si trasforma in donna di legge quando smette di suonare, il bellissimo principe irlandese dagli occhi blu, le spalle larghe e l'arcata sopraccigliare mascolina. Ely, la fatina che parla con i piccioni, le gnomette gemelle, l'attrice bionda dai tanti sogni e la testa fra le nuvole. Qui entrano la musica e l'armonia, l'arte e il buon umore, mentre i soggetti brutti e sgraziati non sono inclusi nella mia fiaba.


Non vedo l'ora che arrivi settembre, quando torneranno "l'attacca-mensole", "l'attacca lampade", il falegname per la nicchia e il signore delle inferriate per cominciare i nuovi lavori. Dopo questi incantesimi rimarrò un po' a corto di magia. Ma a settembre mi trasformo in maestra, di giorno, e con la mia bacchetta compirò incantesimi con tante note musicali che mi porteranno altra nuova magia.

Pubblicherò ancora cartoline.




giovedì 16 agosto 2018

Principessa nella torre (cartoline)

Un sabato mattina, dopo giorni di chiusura in me stessa, mi sono svegliata e ho mandato un sms a mia sorella per chiederle di prestarmi la scala. In poche ore ero andata a prendere la scala, caricata ad incastro sulla 500 e trasportata col baule aperto, portata su in casa mia, avevo comprato la vernice, fatto il cambio della vernice precedente presa per errore, acquistato lo stucco, la carta adesiva... ho pranzato fra una spennellata e una stuccatura e il ciaccolare della televisione, le chiazze bianche e beige di vernice addosso, su e giù per quei gradini argentati, per sistemare il pezzo di parete rovinato, dopo che avevo fatto cambiare il climatizzatore. Avevo chiesto aiuto all'imbianchino ma si era dimenticato di rispondermi. Non avevo mai dipinto muri in vita mia, ma dopotutto credo di aver fatto un buon lavoro.



Presa bene dalle mie inaspettate capacità di usare il pennello sui muri, una sera,  mentre guardavo un giallo in televisione, ho deciso che potevo riflettere su chi fosse l'assassino mentre sistemavo l'altro pezzo di parete che, in seguito ad errori di gradazione, si era ridotto a due o tre colori di sfumature nel tentativo di coprire la nuova mascherina che nasconde i cavi.
Mi armai di pezzi di scotch di carta, pennello, rullo, giornali e la stessa vernice tortora e incominciai. Naturalmente indovinai chi era l'assassino nonostante questa impegnativa attività.
Rimaneva il brutto citofono originale arancione e sporco che mi era rimasto dai precedenti inquilini.

Una notte di qualche giorno dopo - erano le due - non riuscivo a dormire, così da internet ho scaricato le istruzioni per cambiare quel modello di citofono: non era difficile smontare e rimontare, l'unico grande problema erano i cavi. Così, dopo aver aperto ed ispezionato, ho richiuso tutto e rimesso a posto.
Non so cosa ho fatto però, perchè in seguito, chiunque citofonasse non riusciava a raggiungermi, io non sentivo mai nulla e dovevano telefonarmi. 

Ogni volta che lo guardavo, mi fermavo a fissarlo e ad aspettare che il mio folletto magico dai capelli rossi corresse in mio aiuto, come faceva di solito quando mi incasinavo con i lavori di casa. Lui risolveva sempre tutto fra una corsa e l'altra, mentre si divideva ovunque per salvare e correggere mille altre persone ingarbugliate e districare faccende complicate, anche se non capivo mai bene se erano gli altri ad essere ingarbugliati o lui stesso, però le mie cose di casa le risolveva come se fossero facili, almeno ai miei occhi. Mentre ricordavo e riflettevo su queste cose, sentivo che in quel momento era più nei guai lui di me e che non potevo nè aiutarlo, nè chiedergli nulla, dovevo fare da sola, così ho chiesto il favore ad altri amici che sono venuti a sistemarne l'estetica e il funzionamento.

Finalmente, quando entro in casa, mi piace di nuovo la parete, senza buchi e con i fili aggrovigliati che escono, le chiazze e il citofono vecchio e fuori contesto. Ora è tutto ricoperto e ripulito ed in colori neutri e delicati come il resto della casa. Ero davvero orgogliosa di me, ma un po' triste di non poterlo condividere con il folletto imprigionato. Facevo le fotografie senza poterle inviare... ma poi ho pensato che ho il mio angolo di casa virtuale dove posso pubblicare i progressi della mia nuova casetta reale!

Citofono prima e citofono con muro ridipinto dopo: 



Avevo anche i mobili della cucina da ridipingere. Erano grigi e rossi, e volevo tenere solo le parti grigie e sbiancare e togliere i rossi. Sinceramente non mi piacciono i colori accesi nelle parti fisse della casa: mi annoio molto facilmente e voglio avere la libertà di modificare i colori delle lenzuola, delle federe, delle tovaglie e delle cose molto mobili senza vincoli con gli accostamenti.

Ci sono regole di buon gusto che riguardano l'abbigliamento, se si vuole essere eleganti:  bisogna vestirsi con tre, quattro colori al massimo, di cui due neutri e uno o due quasi liberi. E anche in ciò le cose non sono matematiche e semplici: non tutti i colori neutri stanno bene fra di loro: per esempio il nero con il marrone scuro, così come non tutti i colori "colorati" stanno bene con i neutri: per esempio il blu con il nero.
Lo stesso principio dei colori vale per l'arredamento.
Comunque il buon gusto è un fattore molto istintivo ed innato e ci sono tante persone che senza aver mai studiato moda o arredamento, arredano e si vestono con stile armonioso. Non serve avere capi firmati o mobili di lusso per rendere una casa bella, se poi non si sanno accostare materiali, stili e colori.

Io per casa mia ho scelto le tonalità del tortora, del bianco/avorio per i muri e bianco ed olmo per i mobili. Trovo questi colori semplici, delicati, intimi ed eleganti, un po' retrò. Ma siccome sono anche una ragazza tecnologica e razionale, ho mischiato con mobili lineari, quasi minimal, solo qua e là qualche pezzo o rifinitura non troppo geometrica. Lo so che rischio di confondere, ma io mi sento contemporaneamente pure frou frou e frivola, solo che queste cose le riservo per i tessuti, i cuscini, le tende, i drappeggi. Se si sanno dosare le cose, queste caratteristiche differenti stanno benissimo assieme. Ma è ancor più necessario legare con le tinte. 

L'unico colore forte rimasto, dopo che avevo tolto il rosso delle mascherine delle prese elettriche e il giallo e l'arancione dai muri, era quello delle ante superiori della cucina.
Ora finalmente non lo sono più!

Come mi sarebbe piaciuto farmi aiutare dal folletto a rimontarle, eravamo in due ragazze sotto il metro e sessanta ad avvitare e a trafficare, lui avrebbe fatto in un attimo e non avrebbe passato il tempo in punta di piedi a sospirare per quanto fossero pesanti. Ma sono contenta di esserci riuscite, alla fine è stato anche divertente e ho imparato tante cose nuove; per esempio ora so cosa è una vite spanata... ho scoperto che esitono dei trapani che sono anche avvitatori, cambiando solo la punta! Ho imparato a cambiare i colori ai mobili: adesso conosco i negozi dove vendono il materiale adatto, cercando su internert la marca delle vernici e i rivenditori in zona, so quali attrezzi usare e come usarli: ho guardato la ragazza all'opera mentre correggeva e ritoccava e in seguito ho anche corretto da sola alcune sue imperfezioni. Dopo tutto avevo sempre ottenuto il massimo dei voti in artistica, disegno e pittura; a scuola progettavamo le fantasie per i tessuti e li realizzavamo pure, e il laboratorio di Pittura su stoffa era molto incasinato, ho lavorato con un sacco di tecniche, che ci voleva a colorare e ad uniformare con un rullo un mobile? Cambiava solo la superficie e l'arnese, ed era pure tutto in tinta unita!

Ecco com'era la casa in vendita: più vivace e colorata, ma non rispecchiava me:


Ora è diventata così... ho un metodo molto semplice per non perdere troppo tempo a riordinare: mettere tutto negli armadi e nei cassetti, si vede? Un'altra cartolina per il folletto magico!



Adesso passiamo agli ultimi cambiamenti effettuati da me... le tende!
Allora: io volevo per la camera le tende che partono dall'alto, per coprire lo scatolotto della tapparella, volevo l'effetto "velo su velo", doppi strati, volevo i drappeggi per ammorbidire le linee semplici e lineari dei mobili... non mi piacciono i ghirigori ma qualche accenno e capriccio femminile qua e là sì...
La grossa fatica è stata capire quale bastone andasse: perché i miei soffitti sono isolati e quindi ribassati,  in cartongesso. Avevo chiesto un preventivo in un negozio di tende veramente, veramente, ma veramente lussuoso, al di fuori dalla mia portata, non posso dire quanto, ma posso dire che mi sarebbe costato più del mio Selmer Mark VII! Orco! Per una finestra sola... se siete curiosi di sapere il prezzo giusto ed il negozio ve lo dico in privato, ih ihi ih...

Gli altri negozi erano chiusi per le ferie, e siccome ero in giro e non volevo darmi per vinta tornando a casa con nulla di fatto, ho pensato di iniziare almeno a fare le tende nella zona giorno... alla fine le ho fatte per tutta la casa, tranne il bagno.

L'intenzione non era di mettere le tende a vetro anche nella zona notte, ma avevo sbagliato con la lunghezza dei bastoni per le finestre in sala, che invece andavano bene in camera, e avevo sbagliato pure a prendere le tende per la cucina, che erano troppo strette ma stavano bene in camera. Alla fine, per non buttare e cambiare, ho preso i bastoni per la sala e la tenda per la cucina correggendo le misure.
Non avevo neanche intenzione di prenderle bianche, ma erano quelle scontate al 20%... e neppure di metterci le calamite decorative, non avevo alcuna idea in merito, visto che in vita mia non ho mai arredato con le tende. Le calamite sono state una necessità per accorciarle senza fatica. Alla fine ne è venuto fuori questo:

La zona giorno:


Le tende della sala e della cucina:



La cameretta della principessa (che sarei io):



Beh, che dire: pensavo che in camera le avrei tenute a vetro temporanemante ma inaspettatamente mi piacciono così: sono facili da togliere, cambiare, lavare e non devo aspettare nessuno per farmi aiutare. Poi considerando che sono allergica alla polvere e mi stufo facilmente, queste sono la soluzione migliore, sia per lavarle che cambiare modello frequentemente.

Mi piace quando da delle difficoltà ne esco con cose positive e la sistemazione, gli intoppi e i compromessi che mi sta facendo fare il mio rifugio mi sta insegnando questo. Mi piaccio ogni volta che imparo qualcosa: ho imparato a prendere le misure delle finestre e a regolarmi con i centimetri in più delle tende.

La mia casa non è proprio una banale casa, come tutte le altre: è un castello, perché vivo ai piani alti senza ascensore e quando arrivo in cima, mi sento veramente in una torre: è talmente faticoso salirci per gli altri (io non ho problemi a saltellare fin lassù) che mi piace fantasticare che solo chi ci tiene a me, ed è prode e coraggioso mi cerca. Addirittura la signora del comune che era venuta a controllare per darmi la residenza, si era fermata sui gradini ansimando, nonostante il mio invito a salire, dicendo che andava bene così.

Io sono la principessa nella torre e mi diverto con un incantesimo a trasformarmi in provetto imbianchino, esperto  tappezziere, magica fatina delle pulizie  per rendere accoglienti e brillanti le mie dimore lassù in cima. 
Grazie ai doni magici del folletto rosso che mi ha permesso di realizzare tutto questo: è sempre stato un mio sogno che da sola sarebbe stato irrealizzabile.
Ma vorrei tanto che con un'altra magia entrasse nelle cartoline per vedere e toccare i tessuti d'avorio e i miei nuovi desideri.



domenica 12 agosto 2018

Sopra di noi




Una notte, sdraiata sul mio divano e guardando fuori, sul balcone, mi sono chiesta cosa fossero quelle strane luci in movimento, c'erano tanti bagliori colorati. Sfidando la pigrizia, ho acconsentito alla mia curiosità di andare sul balcone e di scrutare bene... così ho scoperto che da casa mia riesco a vedere le luci del Luna Park, della giostra in movimento che per tutta l'estate occupa il grande suolo all'uscita dell'autostrada.
Da allora, a volte, spengo la tele per ascoltare nel silenzio la serata e per seguire i luccichii delle giostre, mentre me ne sto appollaiata, sdraiata, annoiata.

Ieri sono andata a guardare le stelle cadenti, sdraiata ovviamente, c'erano le onde, il vento, i cigni, i sassi, le anatre e le papere a farmi compagnia, e c'era una strana stella rossa che mi incuriosiva. Ho scaricato sul telefono "Sky map", un'applicazione che, puntando l'obiettivo verso una direzione, riesce a localizzarti e a dare i nomi delle stelle, dei pianeti, delle costellazioni, così ho scoperto che in realtà  la stella rossa non era una stella, ma Marte, che Marte era molto vicino al sagittario, che in mezz'ora non era vero che le stelle erano aumentate, perché era il cielo che si era spostato, o meglio la Terra. 
Per tutta la serata, in macchina, lungo il lago, al ritorno in città, ho tenuto d'occhio Marte. 
E niente, riflettevo sul fatto che mi affascina un sacco questa cosa del sole, dei pianeti e dell'Universo.
I pianeti più di tutti. Chissà se ne scopriranno altri ancora... 

Tempo addietro invece, mi sono iscritta per curiosità in un gruppo segretissimo di terrapiattisti. Ma sapete che c'è tantissima gente che sostiene che la terra sia piatta?
Mi turba parecchio perché ci ragiono su un sacco e continuo a pensare che la terra sia tonda, anche ieri l'orizzonte era curvo. Io aprofondisco tantissimo le cose, non vado solo a sentimenti, e poi qui ci vuole la logica, ma non riesco proprio a capire come funzionino certe cose se la terra fosse piatta, come ad esempio i viaggi in aereo. Mi piace leggere i punti di vista degli altri per interesse sociologico... (in sostanza mi piace farmi i fatti altrui), ma loro sono un po'... come dire... sul piede di guerra se fai domande idiote o esprimi dissenso, dicono che la terra é piatta e che non esiste la forza di gravità, così nel gruppo segreto non oso esprimere dubbi, per paura che mi buttino fuori, anche perché avrei riguardo a litigare con un terrapiattista.

Mi piace internet, perché  si scoprono cose nuove, almeno per me.
Per esempio: io non sapevo che esistesse prima l'astrologia dell'astronomia, pensavo che fossero due cose diverse e basta.
Invece l'astrologia e l'astronomia studiano entrambe le stelle, i pianeti ecc... ma nel tempo l'astrologia, antichissima, grazie anche a mezzi più sofisticati, si é evoluta in astronomia, diventando una scienza. Le stesse cose vengono trattate in maniera molto più razionale, con motivazioni  e risultati diversi, distaccandosi completamente dall'antica astrologia.
Mi piace un sacco l'astronomia.

Adesso mi preparo per andare nell'altra stanza perché hanno spento le luci del Parco della Luna, e io scrivevo solo per fare qualcosa qui sdraiata, visto che in televisione non c'è più nulla di interessante.  
C'è  una finestra anche di lá e se lascio alzate le tapparelle posso tenere d'occhio i cambiamenti degli astri.

Mi mette senso di pacatezza e saggezza osservare il cielo, mi porta la mente in un altro ordine di idee e di dimensioni. Mi fa sentire minuscola nello sconfinato e maestoso Universo. 



lunedì 6 agosto 2018

La nuvola che ride


Avete mai provato a sdraiarvi con il naso all'insù e contemplare le nuvole che cambiano forma, che viaggiano, viaggiano e vanno chissà dove? 
Io lo faccio spesso, e nei giorni in cui soffia meno vento ci vuole più pazienza per notare dei cambiamenti.
Da piccola saltellavo cercando di afferrare qualche nuvola. Ma non ero veloce abbastanza perché arrivava il vento e se la portava via. La cullava e portava a spasso per i cieli.
Oggi ho guardato su e lui ha soffiato, era il soffio di una melodia, una brezza che si dipanava come tante parole, tante stelle attorno alla luna, ma la cosa strana era che gli altri sembravano non accorgersene... le persone proseguivano nelle loro faccende senza sentire e vedere. Io però ho sentito, ho ascoltato... e poi ho visto!
Ho visto la nuvola trasformarsi in un sorriso! Ascoltava contenta e serena!

Avete mai visto una nuvola a forma di sorriso?



mercoledì 1 agosto 2018

Nuda verità


Rullo di tamburi potente. Nel silenzio assordante della notte, un'esplosione che frantuma cristalli e zittisce i canti spensierati.

Nella distanza si ode l'eco dei tamburi e piano piano i battiti riprendono il loro ordine.

É un ordine strano e con sé trascina l'assenza. Nuoto e vorrei respirare, ma sopra di me la lastra é di ghiaccio. Vedo il cielo sopra di me ma non é ancora il mio tempo per raggiungerlo.

Nelle aule del conservatorio, ho ascoltato tante lezioni sulle pause. Sul valore del silenzio, sulla difficoltà del seguire un discorso e non suonarlo.

Io corro a cercarti ma la porta non ha il campanello. 
Non ha il nome. 

Torno a casa ogni giorno e spio nella cassetta della posta. Chiudo la porta senza catenaccio, ed é strano perché in sogno non sono mai riuscita a proteggermi dalle persone fuori dalla mia porta.

Non ho più bisogno di proteggermi e non mi importa delle persone che mi additano.

Sono la nuda verità. Hanno più paura della mia nudità che di un guerriero con l'armatura. 

Non tutti eh. Solo gli struzzi, i bugiardi e i vigliacchi.

sabato 21 luglio 2018

Per te

 Thang Cuoi (testo e traduzione)

E' una canzone per i bambini, me la cantava mia madre, una delle poche canzoni vietnamite che conosco. Qualcosa di un passato remoto e di un'antica spensieratezza. E io la cantai anni dopo solo per  un'altra persona.
A volte non riesco a dormire e mi batte forte il cuore, e mi domando se anche tu dormi, se stai bene o stai male. Se sei sereno, se sei felice, se sei triste o preoccupato. Non posso essere lì con te a rasserenarti, ma so che tu conosci il significato delle cose, e anch'io capisco più di quello che mi si vuole fare credere.
Ti è familiare questa ninna nanna. Non ho cambiato la mia opinione e la mia fiducia in te, e anzi oggi ti stimo come non mai, nonostante abbia vacillato in passato.
Ti accarezzo, porta con te questa piccola canzoncina, queste immagini e queste parole del video. Ti sono vicina.
Rasserenati e sorridi, hai bisogno di essere forte.
La luna calante torna sempre a splendere luminosa e chiara in cielo, prima o poi, nonostante le lotte e le battaglie perse, perché è la sua natura e non la si può oscurare per sempre.

E' la sua natura, e non la si può oscurare per sempre.






Bóng trăng trắng ngà
Có cây đa to
Có thằng Cuội già ôm một mối mơ
Lặng yên ta nói Cuội nghe:
”Ở cung trăng mãi làm chi”
Bóng trăng trắng ngà
Có cây đa to
Có thằng Cuội già ôm một mối mơ

Gió không có nhà
Gió bay muôn phương
Biền biệt chẳng ngừng
Trên trời nước ta
Lặng nghe trăng gió bảo nhau:
”Chị kia quê quán ở đâu”
Gió không có nhà
Gió bay muôn phương
Biền biệt chẳng ngừng
Trên trời nước ta

Các con dế mèn
Suốt trong đêm khuya
Hát xẩm không tiền nên nghèo xác xơ
Đền công cho dế nỉ non,
Trời cho sao chiếu ngàn muôn
Các con dế mèn
Suốt trong đêm khuya
Hát xẩm không tiền nên nghèo xác xơ

Sáng rơi xuống đồi
Sáng leo lên cây
Sáng mỏi chân rồi, sáng ngồi xuống đây
Cùng trông ánh sáng cười vui
Chị em ta hãy đùa chơi
Sáng rơi xuống đồi
Sáng leo lên cây
Sáng mỏi chân rồi, sáng ngồi xuống đây

Các em thích cười
Muốn lên cung trăng
Cứ hỏi ông Trời cho mượn cái thang
Mười lăm tháng Tám trời cho
Một ông trăng sáng thật to
Các em thích cười
Muốn lên cung trăng
Cứ hỏi ông Trời cho mượn cái thang

Thang Cuoi
(traduzione di Thasala Phan)

Luna bianca di avorio
Ci sono grandi alberi
C'è Cuoi, ragazzo vecchio, ha abbracciato un sogno
Fate silenzio, chiedo a Cuoi:
"Oh! Perché stai sempre sulla luna?"
Luna bianca di avorio
Ci sono grandi alberi
C'è Cuoi, ragazzo vecchio, ha abbracciato un sogno

Il vento non ha casa
Il vento vola in ogni luogo
Vola senza sosta
Nei cieli dei paesi altrui
Ascoltate, il vento e la luna si parlano:
"Oh! Sorella, dimmi: Dov'è la tua casa?"
Il vento non ha casa
Il vento vola in ogni luogo
Vola senza sosta
Nei cieli dei paesi altrui

Tutti i grilli
Per tutta la notte
Cantano, ma nessuno li paga... è per questo che sono così poveri
Ma la cantilena viene ricompensata
Ecco il cielo, che si accende di mille stelle per loro
Tutti i grilli
Per tutta la notte
Cantano, ma nessuno li paga... è per questo che sono così poveri

Il sole sale dalle colline
Il sole si arrampica sugli alberi
Ma ora ha le gambe stanche, si adagia e si siede qui
Nella luce del sole c'è la gioia
Giochiamo insieme io e te
Il sole sale dalle colline
Il sole si arrampica sugli alberi
Ma ora ha le gambe stanche, si adagia e si siede qui

A tutti noi piace ridere
Se vuoi salire sulla luna
Chiedi al ragazzo Cuoi di prestarti la scala 
Il quindici agosto il cielo regala
Una luna molto luminosa
A tutti noi piace ridere
Se vuoi salire sulla luna
Chiedi al ragazzo Cuoi di prestarti la scala 



giovedì 19 luglio 2018

Dandy

Il tipo in pantaloni e giacca eleganti ieri ci ha pedinate.
Il tipo in pantaloni e giacca eleganti questa sera mi fissava.
Ma non era Lui, era un altro.

Sdrammatizzo.

Solo che io ora ho in testa quella strana immagine.


mercoledì 4 luglio 2018

Venti minuti

Ad oggi sono solo venti.
Cerco di fare del mio meglio, di non barare,  ma mi incespico.
Ore e ore dopo mesi e mesi di blocco, e ne risento perché faccio fatica.
Poi non so neanche se sia il caso, se sia intelligente, se non sia ridicolo. Forse é meglio tacere, ma mi siedo e lì davanti sospiro e ci riprovo.

Ho letto che non é mai sbagliato sbagliare sbagliando.
Quando a sbagliare é Incoscienza, chi se ne frega.

Se incosciente sbagli, incosciente e fesso sei e rimani.

Non cambierà nulla del film che avevo intravisto da piccola, ci ho provato, ma non ho le armi. Quindi va bene tutto, perché  non ci saranno conseguenze.
Non avrà importanza essere viste come fesse per venti minuti o poco più, perciò, seduta sulla sedia senza voce, fisso lì, respiro, e vado avanti.

sabato 30 giugno 2018

Come agli albori

Mi insegni che le percussioni sono musica primitiva primordiale.
Tum... tum... tum...

Il bimbo piccolo in gestazione lo sente, il battito, risponde con la sua musica, il suo ritmo.
Il primo gioco é colpire e battere.
Io lo so, ho udito musica. Tanta "musica"...

Ora guardo in alto e sento battere il cielo che riflette i miei occhi. Cielo oscuro.

Tum... tum... tum...

Chiudo gli occhi e nel silenzio assordante di nuovo ricordo gli albori e quel potente ritmo primordiale.

Che morsa fa.

TUM.

venerdì 29 giugno 2018

Nel buio

Ho ripreso a sognare di notte, ma non é proprio un "sognare", che di solito significa vedere cose belle, piuttosto vedo immagini e sento paure ed angosce che al risveglio spariscono, e ricordo vagamente immagini oniriche, le stesse che si ripetono da anni. Oramai é tanto tempo che non ricordo il mio mondo onirico una volta così sveglio, ora qualcosa é ripreso, ma tutto é mescolato in un unico calderone, come quando nelle telenovele, prima di proseguire, raggruppano in pochi minuti la trama intera di una puntata precedente per ricordare il punto della storia, o come quando la vicenda é finita e ne si vuole fare un unico film, tagliando e ricomponendo le scene per fare  durare il tutto in una pellicola di due ore.
Ecco, vedo così: le stesse o diverse scarpe perse ed io che rimango a piedi nudi.
Le porte che non riesco a chiudere o ad aprire. Le persone che non ritrovo. Una volta erano due trame diverse, ora mi sveglio con la sensazione di un romanzo che non riesco a collegare.
Non ho la certezza  di avere vissuto in due notti o in un'unica.

Vorrei scriverne e capire. Ma non so più scrivere e non capisco.

Non capisco.

Attendo il nuovo buio per domandare spiegazioni ai miei sogni.


domenica 20 maggio 2018

Domenica 20 Maggio 2018


In duo con i "Les nuages" (clarinetto e fisarmonica), saró presente alla cantina Gatta, postazione numero 4.

domenica 15 aprile 2018

Sabato 21 Aprile 2018 - Eritha duo sax e piano

Ci saró anch'io Sabato, in orario aperitivo, con Erica Guastoldi nel meraviglioso duo Eritha. Speriamo  che non piova!

sabato 31 marzo 2018

I giorni (Ludovico Einaudi)

Questo fu il mio primissimo montaggio video, quello con cui imparai ad usare Movie Maker da sola, pasticciando fra fotografie, effetti speciali e composizioni.
Volevo fare ascoltare al pubblico il brano: "I giorni" di Ludovico Einaudi, suonato al pianoforte da me. Prima di suonarlo non l'avevo mai sentito, scoprii dopo che l'autore lo eseguiva più velocemente di come l'avevo interpretato io, non so quale piaccia di più, ho provato in seguito a rifarlo cercando di essere fedele all'originale, ma non mi ci ritrovo, secondo me bisogna calarsi in un altro tipo di stato d'animo.
E' l'unico video, ad oggi, a contenere una lettera che scrissi come monologo da adolescente e che si trova ancora nel mio diario con lucchetto.

Questo era il testo:


Quand'ero piccola persi una perlina di lacrima. Era trasparente e luccicava, sembrava rugiada.
La cercai dappertutto. Nelle amicizie e nei volti degli sconosciuti. Nelle canzoni.
Ma non la ritrovai mai più.

Poi, un giorno, non ero più bambina. Passarono anni e mi dimenticai di tutto. E prevalse la malinconia.
Ma io non capivo il perché...

Amai ma mi dissero che odiavo.
Correvo per perdere le forze.
Gridavo per non piangere.
E scoppiano a ridere senza un perché.
Ma ero troppo piccola per abbracciare il mondo.

Una notte mi ritrovai a fissare lo spazio, quando un astro cadde giù e mi squarciò le pupille. Lo sentti espandersi. Emanava conforto.
Nel mio inutile cuore.

Mi ricordò quello che avevo perso. Era il mio dono innato. La mia cosa più preziosa.

Quel piccolo cristallo scivolato via, era la mia gioia di vivere.
Mi sussurrò di un lungo pellegrinaggio per ritrovarlo. Disse che sarebbe stato faticoso. Disse che dovevo imparare a cadere e rialzarmi da sola. Nessuno sarebbe stato al mio fianco.

Avevo gli occhi sbarrati sulla vita. Quando mi ritrovai ad intraprendere.

Il viaggio.




giovedì 1 marzo 2018

Un corridoio, una ragazza bionda

Voi che ne pensate? 
 
Sono passati diversi mesi, ma mi ricordo ancora la sensazione. 
Era da un anno circa che cercavo casa, quando verso ottobre andai a vederne una, dal prezzo ottimo: 58.000 euro per 98 mq così distribuiti: una sala, una cucina abitabile, due camere da letto, un bagno, il tutto collegato da un corridoio infinito, in una zona considerata "bella" della città.
Andai all'appuntamento con l'agente che me la mostrò, accompagnata da mia madre. 
Subito notai strani particolari: sul fornello della cucina c'era ancora una pentola e nel lavello, ammucchiate, delle stoviglie da lavare, come se ci fosse stato un pasto interrotto e tutto fosse rimasto lì. 
Dentro la lavatrice c'erano dei vestiti. 
La parete del corridoio poco illuminato, era tappezzata di immagini e di fotografie, chiesi incuriosita chi fosse la ragazza bionda che compariva e l'agente mi spiegò essere la figlia del proprietario, ma che da anni e anni non viveva più lì. 
 
Appena arrivata a casa, dissi a mia madre che prendevo quella casa perché il prezzo era irrisorio per un'abitazione così grande, per tutta la notte però, nel letto di casa mia, qualcosa mi agitò e l'indomani glielo dissi. Mia madre subito mi rispose che aveva avvertito paura anche lei durante la notte, e che si era rigirata senza riuscire a prendere sonno, immaginandomi tornare la sera, sola, in quella casa.
Nonostante fossi stanca di cercare, telefonare, prendere appuntamenti e avere a che fare ancora e ancora con altri incontri a vuoto... sospirai:
- Forse guardo in giro ancora l'ultima...
 
Due giorni dopo mi ritrovai di passaggio in zona, accostai la macchina ed esaminai il palazzo dall'esterno, lessi i nomi degli abitanti sul campanello. 
Mentre ero intenta a leggere e stavo per prendere il cellulare per fare una foto ai nomi, arrivò un ragazzo che si diresse verso il portone per entrare, colsi la palla al balzo:
- Scusa, tu abiti qui? - chiesi.
- Sì.
- Ho guardato l'appartamento in vendita... posso farti qualche domanda?
Gli chiesi informazioni: se conosceva chi ci abitava prima, com'erano i vicini, come mai veniva venduta a così poco. E affrontando il dubbio di petto, domandai diretta:
- E' successo qualcosa? Voglio dire... i vestiti nella lavatrice, la pentola, i piatti sporchi nel lavello...
Mi raccontò che erano tanti anni che cercavano di venderla e si stupì del prezzo tanto ribassato, ma mi disse anche che non era uccesso nulla che lui sapesse. Il signore che ci abitava era un tipo tranquillo e non nascondeva nulla, era un vecchio amico di suo padre, oramai deceduto, ed era andato via in qualche altra città senza più essere ritornato.
Gli dissi delle foto della figlia e cascò dalle nuvole: 
- Non sapevo che avesse una figlia!
 
Il fatto di aver parlato con un essere umano in carne ed ossa facente parte del condomio, mi forzò a tornare con i piedi per terra e mi convinsi che, come al solito, avevo lavorato troppo di fantasie e suggestioni. 
Contattai l'agente per informarlo che ero intenzionata a proseguire, pensando che la cosa gli avrebbe fatto piacere, vista la foga che aveva dimostrato per convincermi che era un ottimo affare da cogliere al volo, ma a quel punto iniziò a fare il vago, accampò scuse strane, non era mai in ufficio, era irraggiungibile, prometteva di richiamare, invece non richiamò e sparì. 
Una volta provai pure a raggiungerlo direttamente in agenzia, ma trovai le serrande del negozio abbassato, dubbiosa, controllai gli orari di ricevimento sul loro sito e risultava in apertura. Lo chiamai sul cellulare e disse che era occupato.
Dopo un po' lo lasciai perdere, non capendo molto cosa fosse successo.
Repentinamente sparì pure l'annuncio della casa in vendita, ne comparvero altri , sempre della stessa agenzia. 
"L'avranno venduta" pensai.
 
Mi rimase sottilmente quella sensazione di sinistro e straneità avvertita e mi ritrovai a domandarmi cosa fosse successo, nonostante le parole di tranquillizzazione del ragazzo.
"Perché uno vende casa lasciando i suoi vestiti in lavatrice e le pentole ancora sul fornello? Perché una figlia di cui non si sa l'esistenza? Perché non si riusciva a venderla? Perchè l'agente è cambiato tre giorni dopo?" mi dicevo "Perché la mamma ha avvertito le stesse cose?"

Un mese più tardi passai casualmente in macchina, con mia sorella, vicino a quella via, non le avevo mai raccontato nulla dell'esperienza e mi disse:
- Qui ero andata a vedere anni fa una casa in affitto... ne avevo vista una... ma che paura! Era grande ma... Brrr! Che paura!
-  Questa via? Ti ricordi il numero?" domandai. 
- Ma no... É stato anni fa... 
 
Che ne pensate? Mi faccio fantasie io o secondo voi, può essere successo qualcosa in quella casa?