domenica 23 luglio 2017

Piccolo cuore

Durante le passeggiate
Notturne
In solitudine
Si pensa, ci si pongono domande
E poi l'occhio cade sul marciapiede
E sorridi
Tiri fuori il telefono
Per una piccola foto
Per portare sempre con te
L'ombra di un grazioso cuore


martedì 4 luglio 2017

Lo spettacolo deve continuare 3

Il primo incarico che mi affidò l'agenzia fu per il ricevimento di un matrimonio a Cassano d'Adda, dovevo suonare come solista per l'aperitivo.
Sino ad allora avevo sempre allietato con la musica gli sposi grazie al passaparola e ai conoscenti, per farla breve, il mio giro di matrimoni era limitato a Brescia o nella provincia, avevo sempre giocato in casa e conoscevo bene il territorio e le usanze. Tutti gli eventi "lontani" li avevo affrontati viaggiando con altri musicisti, mai da sola, da Como a Lignano, da Milano a Bibione, così che il non conoscere una strada non era mai stato per me un problema.

Il calendario prevedeva altri eventi in zone a me totalmente sconosciute e il mio primo pensiero fu di comprarmi un navigatore.
Alcuni negozi mi risposero che non li tenevano più, perché oramai usavano tutti quello dello smartphone, e qui voglio aprire una parentesi a riguardo: non sono la stessa cosa! Anch'io a volte uso quello del telefono, ma se capito in zone con poca copertura non prendo il segnale e mi perdo. Se squilla il telefono e rispondo, spariscono il percorso che sto seguendo e la voce della signorina che mi dà indicazioni e mi perdo. 
Anche se lo metto in carica, nei lunghi viaggi si surriscalda e si spegne, e mi perdo. Per questo volevo un navigatore "vero".
Dopo qualche ricerca lo trovai e mi sentii parecchio adrenalinica per l'acquisto: era materiale di lavoro!
Chiesi ad una mia amica di accompagnarmi, misi tutta la notte in carica il navigatore, il telefono, il tablet per le basi, mi assicurai che non mancasse niente, controllai più e più volte il baule, scelsi l'abito, le scarpe eleganti, caricai i libri e lo strumento e mi portai pure l'acqua da bere.

Arrivata a casa sua, accesi il navigatore che... non diede segnali di vita! Provai a metterlo in carica ma neppure così funzionò.
Entrambe lo maneggiammo e provammo di tutto per farlo partire, ma rimase ostinatamente spento e scuro.

- Strano, funzionava ieri mentre lo caricavo - dissi - usiamo il tuo navigatore, ho bisogno del telefono per chiamare.
- Ho il telefono scarico - rispose.
- Allora intanto usiamo il mio, però non capisco, cos'ha che non va questo? Metti in carica il tuo telefono - risolsi partendo.
- Per fortuna che abbiamo ancora tanto tempo! - dissi.
- Cerchiamo di non prendere la nuova autostrada, mi ha fatto pagare un'occhio della testa - disse.
Ma era proprio quello che, a quanto pare, voleva farmi fare la signorina parlante dentro il telefono.
- Come faccio ad evitarla? Devo togliere il pedaggio dalle opzioni?
- Entra in A4, poi si adatterà.

Quello che esattamente oggi non ricordo, fu come riuscii, nonostante fossimo in due a ragionare, a trovarmi sul raccordo autostradale per prendere la Brebemi. Ricordo solo che lei mi gridò:

- Colpa mia! Colpa mia, scusa! Esci qui a Rovato!
- Adesso accendi il tuo navigatore, la mia rete perde il segnale e io non ho senso dell'orientamento - dissi.
- Ok - rispose con il telefono ancora collegato all'accendisigari - ma perché il mio dice di andare a destra mentre il tuo dice di andare a sinistra?
- Non lo so, quale seguiamo? Smettila di cercare di accendere quello, tanto non funziona! - le dissi, mentre aveva ripreso a schiacciare il pulsante, senza risultati, del "vero navigatore".
- Seguiamo il mio - rispose.
- Ok... Fammi andare sulla A4... 
Non che fossi preoccupata, eravamo nella bella Franciacorta, solo che non dovevo essere lì, e dopo aver girovagato per rotatorie e campagne, riuscimmo ad immettere la macchina sul sentiero corretto.
Per un po' tutto procedette tranquillamente, avevamo solo perso una ventina di minuti del tempo previsto per il viaggio, ma eravamo partite molto presto e avevo calcolato di arrivare in anticipo ugualmente.

Mentre guidavo pacificamente, all'altezza dell'aeroporto, un pensiero terrificante mi balenò in testa:

- IL LEGGIO! HO SCORDATO IL LEGGIO!
- !!!
- Non riesco a suonare senza leggio! Che faccio?
- Calma, calma. MA COME FAI A SCORDARTI IL LEGGIO? Sai che devi andare a suonare!
- Ma che ne so, quando vado a fare i concerti in orchestra mica devo pensarci io.
- Eh? Pure ai matrimoni?
- Boh, me l'hanno sempre portato gli altri. Che faccio adesso?!? - ero allarmata.
- Capita... aspetta, pensiamoci... - si mise a riflettere.
- Chiamo l'agenzia? No, all'agenzia non dico niente.
- E poi che potrebbero fare?
- Infatti.
- No, non è bello alla prima uscita fare sapere che dimentichi le cose.
- No.
- Non riesci a suonare senza? No, non puoi...
- Esco a Bergamo? Vado a comprarlo, c'è un negozio di musica.
- Magari ce n'è un altro un po' più vicino a Cassano.
- Prova a cercare, però prima che arrivi a Bergamo, altrimenti esco dall'autostrada e vado lì.
- Cerco, cerco... - si mise al telefono - guarda... c'è un negozio a Cassano d'Adda!!!
- Ma davvero??? Dove suono... Dove? E' vicino? Uh!!! Che fortuna, vado lì allora.
- Sì, aspetta che controllo... l'indirizzo è via... e tu devi andare in via... ma sai che distano circa un chilometro?
- Ma sarà aperto?
- E' sabato!
- Sì ma che orari fa, se devo aspettare le tre e mezza poi sono proprio a ridosso.
- Prima vai a comprare il leggìo e poi andiamo subito alla villa, arriviamo in perfetto orario.
- Ok. Meno male - tirammo entrambe un sospiro di sollievo.

Proseguimmo parlando del più e del meno, perché le donne quando viaggiano non stanno mai zitte, specialmente se non ci sono uomini a far presente che chiacchierano tanto. Fu uno strano viaggio... uno magari crede che con due navigatori su due dispositivi sia impossibile perdersi, invece io ricordo stradine tortuose di paese, le indicazioni spesso differenti, se non opposte. Andare a destra o a sinistra, o proseguire dritto, sembrava la stessa cosa. L'unica certezza che avevamo era di essere in Lombardia.
- Ti rendi conto che siamo in due, con tre navigatori in macchina e siamo riuscite a perderci? - osservò la mia amica.
- Sì - dissi ridendo - siamo stordite.

In un modo o nell'altro riuscimmo a trovare il negozio di strumenti musicali e a comprare un leggìo nuovo, che da quel giorno visse sempre nel baule della  macchina e ne uscì solo per accompagnarmi ai concerti. Nonostante fossimo partite con larghissimo anticipo, arrivammo all'ora prestabilita alla villa, avevamo passato un sacco di tempo in macchina e non ne potevo più di cercare le strade.
Arrivata alla location, ero convinta di avere tutto il materiale: pure una borsa piena di prolunghe e cavi, ma non fu così: decisero di mettermi nel bel mezzo del parco.

- Qui è bellissimo, si sente bene - disse la signora.
- Ehm... - feci, guardandomi attorno -  come faccio per la corrente? - era la prima volta che mi capitava di suonare in mezzo al verde, tutti i precedenti matrimoni li avevo fatti sotto ad un portico e di solito non troppo lontana dalle prese a muro, al momento non avevo una prolunga tanto lunga che mi collegasse da quel punto all'interno.
La signora aprì una colonnina e disse:
- Qui.
Sgranai gli occhi. Cos'era quella cosa rotonda con tre buchi? 
- Ce l'hai l'adattatore, vero? - chiese.
- Orco, no.  - "Non devo chiedere niente all'agenzia, non devo chiedere niente all'agenzia, devo risolverla da sola" - Però... ecco... Aspetti! - esclamai.
Avevo sentito della musica all'interno, intuii che fossero i cantanti che si sarebbero eseguiti nel dopocena e sperai ardentemente che potessero aiutarmi.
- Vado a chiedere una cosa - e corsi dentro.

Entrai nella sfarzosa ed elegantissima villa con l'aria da pecorella smarrita, esponendo il problema del "coso rotondo con i tre buchi" nel giardino, dove avrei dovuto attaccare l'amplificatore. I due ragazzi sorrisero, uno aprì un borsone con dentro il mondo dell'elettronica e prese quell'oggetto azzurro importantissimo.
- Questo! Prendilo pure, te lo presto.
- Grazie - risposi con slancio, prendendolo in mano e pensando: "prossimo acquisto: questo affare qua".

Finalmente tutto fu pronto ed allestito anche per me, riuscii a provare i volumi e ad inaugurare il nuovo leggìo, arrivarono gli sposi e potei lavorare.
Ma a metà esibizione, i piedi cominciarono a non poterne davvero più dei tacchi. 
La gente non lo sapeva, ma stavo soffrendo in silenzio, ecco perché suonavo con così tanto pathos ed emozione. La mia amica mi aveva lasciata per farsi un giro al parco, ma ogni tanto si ripresentava, nascosta nel cespuglio e mi sussurrava, come fanno i suggeritori in teatro dal buco sul palco:
- Psss... Come va?
- Ho mal di piedi - risposi a bassa voce.
- Sono ore che le hai su.
- Ho sbagliato a partire con queste scarpe da casa, avrei dovuto metterle basse e cambiare dopo, e i tacchi mi vanno nel terreno.
- Poverina, togliele e suona a piedi nudi!
- A piedi nudi? Ad una cerimonia?
- Sì, sì, saxofonista a piedi nudi, fighissima!
- Ok!
- Vai, a dopo!
Sparì e si dileguò nel cespuglio come un folletto.

Il tempo passò, era bello suonare, anche se mi sembrava che nessuno mi ascoltasse... Invece i bambini si fermarono ad osservare, qualcuno mi parlò... di storie e di musica, chiedendo di me, accorgendosi della suonatrice piccola e scalza. Il sole cocente di luglio  si fece piano piano meno martellante sulla mia testa, arrivò l'imbrunire, gli invitati cominciarono ad entrare per la cena di nozze e i camerieri a sparecchiare per spostarsi; quando anche gli sposi sparirono, potei terminare l'ultimo brano, spegnere e smontare tutto.
I cantanti (della stessa agenzia e collaboratori di vecchia data) ogni tanto si aggiravano per il giardino in mezzo alla festa e venivano a sentire.
Notarono i piedini nudi e mi dissero:
- Brava, bravissima! Suoni bene, complimenti! - quello sciolse tutta la fatica della giornata, del viaggio e delle tensioni causate dagli intoppi.
Quando alla fine di una qualsiasi esibizione, l'impressione finale è positiva, tutti sono contenti e nessuno si è accorto di nulla, allora ogni cosa è andata bene.

Il ritorno lo affrontammo senza neanche un navigatore e senza perderci mai, scoprendo che la strada statale era più rapida e breve dell'autostrada; festeggiammo la fine della giornata con una allegra e  lauta cena in birreria "in casa nostra", ovvero nella rassicurante Brescia, in mezzo all'accento famigliare di tutti i giorni.

Dopo quell'incarico ne arrivarono altri, arricchii ogni volta il mio zaino di tutti i materiali necessari, in breve tempo imparai ad essere sempre pronta ed attrezzata per qualsiasi location ed evenienza... anche in caso di mal di piedi.

Ah! Scordavo... il navigatore? Beh, era semplicemente difettato. Funzionava solamente se lo tenevo collegato ad una presa a muro, il che equivale a dire che era perfettamente inutile, lo riportai in negozio e me lo cambiarono con un altro nuovo. Per tutti gli altri viaggi funzionò meravigliosamente senza più abbandonarmi, per fortuna, perché da allora partii per lavoro sempre sola, senza amiche.

Vi racconterò di quella volta che mi ritrovai a trasportare a prima vista tutti gli spartiti del clarinetto con il sax contralto... Aiuto!
Nel quarto episodio della serie: "Lo spettacolo deve continuare".