martedì 28 gennaio 2014

In punta di piedi

Questa sera mi vengono in mente importanti dilemmi. Perché i nostri nomi, come ci tiene a ricordare con orgoglio mia madre, non sono comuni, nessun altro li porta. Ma non intende qui in Italia, che sarebbe abbastanza ovvio, sono nomi che portiamo noi e solo noi anche nel paese dove scorre il Fiume Rosso.

Lei era una sognatrice dall'animo poetico e li scelse e compose con cura. Per fortuna li scelse lei perché mio padre, sempre parole sue, è un cubo squadrato e chissà come ci chiameremmo adesso. Poco importa se poi per semplicità o per casualità ci facciamo chiamare Dana, Bi, Mai e Thasala.

La più grande, il suo vero nome, significa "Poesia". Semplice e dolce, tenero, come il cuore e l'animo di una madre ventenne alla prima gravidanza.

La più piccola è invece una "Dolce Aurora".

Mio fratello significa qualcosa come "Perfezione", o la sua cosa più bella. "Perfezione" però suona male in italiano, anche perché al momento non mi vengono in mente sinonimi più artistici e meno tecnici.

Al mio turno scelse suoni simili al nome della maggiore ma dal significato interpretabile. C'è sicuramente il cielo con le nuvole nelle tre parole che lo compongono. Una di queste significa invece "nobiltà, oro". E così io potrei essere "Nuvola/e d'oro", o "Cielo dorato", o una figura nobile che domina il cielo e le nuvole. 

Da piccola mi pareva invitante l'idea di essere la Principessina delle nuvole, poi da adolescente mi proclamai Regina, e ora mi sento sulla via di dominare l'impero. "Imperatrice delle nuvole"... che bello, mi piace... un giorno voglio pure la galassia! Mai e poi mai ho pensato a qualcosa di meno di una principessa... Contessa? Baronessa? Duchessa?... No, no, no! Almeno almeno Principessa!

La nuvoletta d'oro mi pareva troppo modesta... però non suona male in inglese: "Golden cloud", carino. Meglio "Nuages d'or". O anche "Golden sky", "Cielo de oro".

Mi viene in mente che noi quattro rappresentiamo un unico quadro: un cielo con le nuvole dorate, in una dolce aurora: la poesia, la perfezione.

La "Dolce Aurora" ha chiamato veramente sua figlia "Aurora". Quindi io per seguire la tradizione, un giorno dovrei chiamare l'eventuale mia figlia "Imperatrice" o "Nuvola" o "Oro"... ma ho dei dubbi: sono nomi strani, li accetteranno all'anagrafe? Se viene fuori con la faccia simile alla mia magari si...

Mah, ci penserò.




domenica 26 gennaio 2014

Smemoranda 1996





Nel 1996 ero in quarta superiore. Sono cresciuta con i telefilm in voga allora, come "Beverly Hills 90210" e "Sabrina vita da strega", andavano di moda le frange, la riga in mezzo, le minigonne a portafoglio, le fantasie scozzesi, la ciniglia, gli anfibi, le scarpe "Doctor Martens", le calze nere sopra il ginocchio.

Alcune mode per fortuna si sono estinte. 

Qualche sera fa mi è venuta voglia di rovistare nel passato e in particolare mi sono messa a cercare la mia piccola Smemo, zeppa di pagine scritte e decorate da me, che passavo le ore di lezioni a scuola a pasticciare anziché prendere appunti. Naturalmente io ero sempre seduta nelle ultime file.

Impossibile postare qui tutte le pagine perché non ne lasciavo una vuota, non ci scrivevo i compiti e gli impegni, per me era un piccolo muro da coprire di acquerelli, colori, dove ricopiare frasi, poesie e decorare di disegnini e "graffiti".









Fogli di mie paure e domande esistenziali...



... cotte adolescenziali...




Che buffa la mia Smemo, è così zeppa che per riuscire a chiuderla dovevo legarci attorno una bandana.

E' stato un po' malinconico però rileggere la mia adolescenza.





sabato 18 gennaio 2014

Sbarre





Fuori di qui.




Anima gitana, cuore di focolare

Il bello dell'inverno, è che si può scaldare.

Le mani fredde e le dita che faticano a muovere, ci alito sopra. E poi. Che bello metterle davanti ad una fonte di calore e sentire che dalle punte pervade il corpo.

Quando non si ha nulla non si può perdere nulla. Chi ha tanto teme di più la perdita. Chi è più fortunato o sfortunato?

Il bello del viaggiare a piedi e non in macchina, è che si notano più cose, non si ha il problema del parcheggio e non si deve ritornare per forza sul luogo a riprendersela. Mi piace avere poche cose leggere e saltellare allegramente senza pesi. Anima gitana e cuore di focolare.




Leggi negli occhi, le parole non sempre dicono la verità.


°°°


In verità, sono le donne con i capelli corti a necessitare di più attenzioni, perché per mantenere il taglio devono continuamente andare dal parrucchiere. Io i miei capelli li lavo e li asciugo, e neanche me li pettino. Quando ci passo le dita e sento i nodi rinuncio. Sono troppo pigra per prestare attenzione a come crescono. Perciò, tutto sommato, sono più femminili le donne con i capelli corti.

In quanti sono d'accordo?

Avere tanto e poco. Chi è più fortunato.
Io vorrei avere nessun peso ma tanti ricordi. Non si possono rubare i ricordi ad un'altra persona.



Da piccola stavo in camera con le mie sorelle, la più grande andava già alle superiori quando io facevo le elementari, e quando mi annoiavo leggevo i libri che teneva sugli scaffali. Lessi così "L'isola di Arturo" di Elsa Morante, ma non capii che il padre del protagonista fosse omosessuale, così come non mi so ancora spiegare la trama dell'"Immortalità" di Milan Kundera, ma mi è rimasto il ricordo del senso di turbazione e di una certa Laura.

Invece Buzzati lo capivo. La giacca stregata e Il mantello ancora oggi mi fanno paura. Sono cresciuta impressionabile. "Troppo tardi, troppo tardi" diceva sghignazzante il diavolo. Non ci dormii la notte.


Ricordo la nebbia, e la nebbia, e ancora tanta nebbia densa degli inverni di paese.

Ricordo i cortili asfaltati e i ragazzi del rione con i pattini e gli skateboards, e le pedalate in bicicletta per le campagne. I prati colorati e i soffioni, le estati immense di lucciole e le ginocchia sbucciate.

Lanciavo il sassolino e poi saltellavo su di un piede dentro a dei quadrati numerati. Mentre il sole viola scendeva, la gonna rimbalzava e le calzette non mi stavano su.


C'era una corrente calda sotto il pavimento del salotto, una striscia isolata di calore. Fuori la brina e il ghiaccio. Mi piaceva camminarci a piedi nudi sopra.


Giochi da femminucce. Io giocavo a fare il moschettiere con il cappello e con la piuma, la spada e il cavallo di legno. E facevamo le costruzioni. E poi erano più divertenti i maschi delle femmine. Io volevo pericoli ed emozioni forti.


Emozioni forti.
Le cerco ancora.

°°°


Ma poi non reggo e torno a casa. La mia anima e il mio cuore continuano a litigare.


Mi ricordo di Natasha, io la chiamavo Atasha. Una zingarella con le lentiggini. Magari racconterò un po' di lei. Anch'io ero una zingarella, ma solo nel presepe scolastico. Non potevo fare l'angioletto in camicia da notte, come le bimbe belle con gli occhi spalancati e rotondi e le ciglia all'insù della mia classe. Guarda che faccia, la bambina estranea straniera e strana.






Il bello dell'inverno è che si può scaldare, il bello della pioggia è che dopo c'è l'arcobaleno.
Il bello del vuoto è che si può riempire, ma a volte, è meglio lasciare le cose come stanno.



domenica 12 gennaio 2014

Il nuovo anno


C'è un foglio bianco e io posso scriverci quello che voglio, ma non so cosa scriverci.
C'è una scatola vuota e io posso metterci i tesori a cui tengo, ma non so cosa metterci.
C'è una strada davanti a me, la porta aperta io posso andare dove mi pare, ma non so dove andare.



Oppure sì, ho tanti progetti. Ma ho bisogno prima di guardarmi dentro per scegliere cosa portare con me nel mio baule da viaggio.

Così, scrivo le prime cose sconclusionate che mi vengono in mente.

Per esempio, che uno dei miei film preferiti è "La casa sul lago del tempo". Proprio bello, proprio strano, ma mi piace tanto. Il tempo, l'attesa, le lettere... e che bella la casa magica sull'acqua con le pareti di vetro.

Che i miei libri preferiti sono ancora quei classici che leggevo da bambina, con i pensieri e le storie a lieto fine, innocenti, e che ancora porto nel cuore.

Che i miei piatti preferiti sono uova e patate bollite condite con l'olio. Che mi piace camminare a piedi nudi, mi piacciono i capelli sciolti e le estati in riva all'acqua, sdraiata a prendere i gai raggi di sole con l'allegro venticello a rinfrescare.

Mi piacciono le candele accese e il profumo di muschio bianco. Gli ambienti accoglienti. Odio il freddo.

Mi piace riorganizzare e riordinare i cassetti, mi piacciono le serate davanti ai film in compagnia e la cucina semplice condita di tante chiacchiere e di bei momenti. Le passeggiate a braccetto. Il profumo dei vestiti puliti. I locali e le persone sincere.

Che quando sono arrabbiata vorrei correre. Correre fino a perdere le forze ed allontanarmi da tutti.
Solo correre.

E poi, adoro le tende alle finestre e i camini col fuoco. I tappeti morbidi per sdraiarmi sopra e le bevande calde da sorseggiare con calma e introspezione.

Che penso spesso di non stare vivendo la vita che avevo progettato. Non era così. 
Ma che forse la strada che sto percorrendo è quella che avrei dovuto percorrere.

Che se guardo avanti ho ancora tante conquiste da fare e dentro di me, in fondo, penso di riuscirci.

Ma che paura che ho.
Devo pensare.

Ad un passo alla volta.




mercoledì 1 gennaio 2014

Amare

Ogni momento, ogni attimo della vita, diventa bello o brutto se siamo noi a deciderlo...

Lo penso veramente?
No, non è vero, ho riportato solo una frase fatta.

Anche quando dicono che la forza è dentro di noi, che bisogna pensare positivo, sono frasi fatte.
Non la penso così, però danno incoraggiamento momentaneo a chi pensa di non farcela, facendogli credere di avere il destino nelle proprie mani. Oppure al contrario abbattono ancora di più, perché è come rifiutare l’aiuto concreto a chi in quel momento lo sta cercando.

Io parlo di chi ha veramente bisogno di aiuto e vorrebbe reagire ma ha difficoltà, non di chi si crogiola nel proprio male e trova soddisfazione personale nel trascinare tutti nel proprio fosso.

Spesso chi soffre e vorrebbe uscirne e non sa come fare o non può, se ne sta in silenzio e non si lamenta. Ci sono persone così, silenziose, sorridenti, pure scherzose, danno tanto sostegno agli altri ma non sanno chiederlo per se stessi. Il loro bisogno di aiuto è proporzionale a quanto ne danno.

Io penso che se una persona si sente sola, ha bisogno di compagnia. Se si sente debole, di dimezzare il fardello con qualcuno di forte. Se non ce la fa, di farsi aiutare. Se si sente incompreso, di trovare la persona giusta che la sappia ascoltare. Se non trova soluzioni, di trovare opinioni e punti di vista differenti. Se si sente oppresso, si distrarsi e divertirsi. Se si sente povero, di abiti e di cibo. Se ha freddo, di scaldarsi. Se ha bisogno di amore, di sentirsi amato.

Tutte queste esigenze soddisfatte la fanno sentire forte. Togliete anche alla roccia più dura ed autoritaria una o tutte queste certezze.

Non ce la fa. 
Crolla, prima o poi.

Anche quando incontriamo una persona che crediamo veramente forte, spesso ha alle spalle supporti concreti, persone che intervengono. Una famiglia, un compagno o una compagna, un nucleo di persone o degli amici.

La mia fortuna è di avere un paio di amicizie che mi sostengono, anche solo nell’ascolto, nei momenti difficili. Ma quando gli amici sono impegnati nella loro vita quotidiana e mi sento lasciata a me stessa nei momenti di bisogno, non sono forte per nulla, riesco a non fare sciocchezze solo per paura.

Gli essere umani non sono nati per stare da soli, sono degli animali sociali e quando si sentono amati e sostenuti sono forti. Quando si sentono soli diventano molto deboli. Il motivo principale del suicidio è il senso di solitudine, di non essere parte di nessuna cerchia affettiva, di non sentirsi capiti, ascoltati. Perché per quanti problemi e disgrazie una persona possa avere, finché ha al suo fianco una persona che ama e che la ama, che la ascolta, troverà sempre la forza di reagire e di sperare.

Si sono scritti fiumi di parole sulla differenza fra l’essere soli e il sentirsi soli, ma sotto sotto, le due cose coincidono.

Se una persona si sente sola in mezzo alla gente, spesso lo è veramente. Perché vuol dire che tutte le persone che lo circondano in quel momento non gli danno l’amore e l’aiuto di cui ha bisogno. Di fatto, è una persona sola nella vita. Mentre se una persona è in una stanza con sé stesso, senza nessuno, ma non vive il senso di solitudine, è perché sa che quando vuole può uscire dalla stanza e cercare le persone che lo amano e lo confortano.

Non dite mai ad una persona debole che vi parla: “Sei forte, puoi farcela, da solo”. 
Non è il momento.

Ascoltatela, ma sentite veramente quello che vi dice. Non ascoltate solo le parole, andate oltre e sentite il suo cuore, la sua rabbia, la sfida, il suo bisogno di amore, di perdono, le sue paure. A volte potrebbe ferirvi per vedere se l’amate ancora, se vi allontanate.

E soprattutto, non sparite. Aprire il proprio cuore, mostrarsi fragile è la cosa più difficile, questa persona vi ha messo nelle mani la sua fiducia. Trattatela come se fosse il vostro stesso cuore.

Non è la solitudine che ti dà le risposte, non è l’esperienza sola che ti forgia. Non c’è ricchezza di danaro o potere che ti possa proteggere dalle avversità della vita.

E’ l’amore che rende forti. Solo chi sa amare e riceve amore è forte nella vita. L’amore, portatelo sempre con voi, è l’unica cosa per cui vale la pena di vivere.