mercoledì 27 luglio 2016

Cercando la "Third Stream"



Ti svegli un mattino e senti sul petto un peso. Guardi il soffitto. Ti senti impotente, come se non potessi intervenire e cambiare nulla. Poi, decidi che hai due strade: richiudere gli occhi alla vita, tirare giù le tapparelle e rimanere nel buio totale. Dormire per non sentire nulla. Oppure alzarti e studiare prima il pianoforte, poi il sax, poi pranzare, poi cercare gli spartiti, fare le prove... esercizi, esercizi.

Troppo difficile oggi. Non so se ascoltare il cuore che grida che non ce la fa, o farmi forza e vivere.
Ma la vita cosa significa? Fare le cose normali, reagire per forza, fare il dovere? Fare l'adulta? Ma essere adulti cosa significa, ancora? Prendersi le proprie responsabilità della vita e adeguarsi alle regole?... Forse non sono sempre la stessa cosa. Qualcosa mi suggerisce di no. Sono solo due le strade? Non ce la faccio a stare chiusa in una stanza. Voglio evadere.

A volte mi accusano di essere un'eterna Peter Pan, ma forse, è questo che mi fa sopravvivere. Ultimamente sono invecchiata, troppo. Peter Pan è cresciuto, l'isola che non c'è è affondata. 

Oppure no, le mie ali atrofizzate, ancora le sento lievi.
Thasala, tu non sei così. 

Cerco la "Third Stream".

Mi piace questo termine: conobbi la "Third Stream" ad un master in conservatorio. E' il nome di una corrente musicale nè jazz, nè blues, nè pop, nè new age, nè minimalista...

Prendo il telefono. Faccio le cose come mi vengono, ad istinto.
Ti ricordi dei cari vecchi amici che ti chiedevano di vederti, che hai trascurato da mesi per i tanti impegni: ora che sei in vacanza che scuse hai?

Inizio a digitare.
Primo messaggio: Allora il gelato? Risposta: Domani sera?
Secondo messaggio: Sei a Brescia? Ci vediamo? Risposta: Torno domani! Sabato?

Ops... faccio mente locale... venerdì pomeriggio impegno con la pianista, la sera impegno con ex corsisti. Sabato sera impegno con l'attrice.
Rispondo: Sabato facciamo di pomeriggio? 
Mi fermo. Gli altri amici la settimana prossima. Non bisogna neanche esagerare.

Il blog.

Penso. Quando scrivo il blog di solito? Quando ho tempo, cioè quando ho fatto prima tutte le altre cose, o perché devo inserire un evento.
Perché? Chi l'ha deciso? L'ho deciso io, perché con tutte le cose che ho da fare, questa è la meno importante. E' meno importante perché non è lavoro e non mi fa guadagnare nulla.

Ecco, essere "normali" significa pure questo: valutare in termini di sopravvivenza la scala delle priorità. Non so se mi piace.

Oggi cambio. Magari solo per oggi. Oggi faccio quello che mi va, e mi va di scrivere al posto che studiare.

Scendo dal letto e spalanco le finestre, la luce inonda la stanza, accendo la musica. Bevo acqua e mangio un paio di albicocche. Nel frattempo sto pensando di acquistare un nuovo armadio per far spazio al guardaroba, non mi ci sta più nulla. Ah! Devo appendere le cose pulite. 
Apro l'armadio, e mi ritrovo invece a ficcare in un grosso sacco tanti vestiti che non indosso da anni, perché non mi piacciono più, o non mi vanno più bene, o si sono consumati con l'usura. Fare spazio, liberare. Ecco il bisogno che sento. Un impulso improvviso, e poi, mi dico, l'avevo letto da qualche parte, no? L'articolo diceva: Quante probabilità ci sono di indossare un capo che non porti più da almeno tre anni?

Perché ostinarsi a tenere cose vecchie solo per guardarle? Per ricordarmi che non ci entro più nei jeans? Che il seno oggi mi straripa dai top adolescenziali?  E poi c'è gente che invece magari le utilizzerebbe, io sono qui che compro nuovi abiti e nuovi armadi, per accumulare stoffe vecchie che non uso e che mi tolgono spazio. 

Una volta mia madre diede ad una sua ex collega, una giovanissima ragazza madre in difficoltà economiche, un sacco pieno di miei vestiti scartati. Lei ne fu felicissima: maglioni caldi per l'inverno, pantaloni, jeans, magliette. Fu riconoscente e a posto per molto tempo. 

Sto facendo una buona azione, mi auto convinco: porto di nuovo tutto alla mamma che sa sempre come piazzare, e se non trova nessuno, finisce alla Caritas. Anche noi, appena arrivati in Italia, siamo stati aiutati dalla Caritas. 

Mia madre ricorda che era estate quando approdammo in Italia. Una suora un giorno, la portò in una grande stanza piena di vestiti e cose smesse, usate, le disse di prendere quello che voleva per i bambini piccoli e per lei e mio padre. Lei incominciò a scegliere magliette e canottiere. La suora, quando la vide soddisfatta con solo abiti estivi, allarmata, esclamò!
- No, non va bene, qui fra qualche mese farà molto freddo! - E la obbligò a portare via maglioni, sciarpe, cappotti, cose di lana.
Mia madre era scettica e riluttante a trascinarsi appresso tutto quel peso di cose che non servivano.
- Qui - spiegò la suora - non è come da voi, qui c'è la neve! Freddo! - e mimò i brividi, per farle capire che l'inverno era terribile. 
Qualche mese dopo, mia madre conobbe l'inverno europeo, e ad oggi dice: 
- Che strano il primo anno! - l'anno in cui scese la neve e ci vestì di maglioni, calze, stivaletti e berretti caldi.
Mio padre era così esaltato, che col secondo stipendio (col primo ero corso a comprarsi una chitarra) si procurò subito una bella macchina fotografica, ci mise sulla neve, e scattò tante fotografie da mandare ai parenti laggiù per fare vedere l'inverno in Italia.

Ne viene fuori un bel borsone. Per oggi mi fermo, ma poi selezionerò ancora. Vivere con poco accumulo, via la polvere! Spazio alle cose nuove, a quelle che utilizzo e che mi fanno sentire bella e a mio agio. Magari non è più necessario acquistare un altro armadio. Che bello, è come percepire l'aria fresca che passa fra le camicie e i graziosi, nuovi vestitini.

Appeso all'anta, ve n'è uno color tortora, con dei pizzi, il nastro sotto il seno, di raso, bellissimo, a più strati. Sembra uno dei vestiti di Holly Hobbie. L'avevo trovato in un negozio di abiti usati e me ne ero innamorata subito... Romantico, frou frou e civettuolo, delizioso! 
Spesso quando faccio shopping ai mercatini di roba usata, mi chiedono se faccio l'attrice, pensando che solo in una recita una persona potrebbe essere bizzarra, e io rispondo che no, che se "mi gira", indosso normalmente vestiti che mi piacciono, anche se sono particolari. Come quegli abiti in stile "Via col vento" originali dell'800, inglesi, giapponesi e americani di San Francisco, che portai via in blocco in un pomeriggio di passeggiata all'antiquariato.

Da mesi se ne stava lì appeso e inutilizzato, perché aveva una balza un po' scucita. Tutte le volte mi ripromettevo di rimetterla a posto e poi non lo facevo mai. E' passata tutta la primavera... e l'abito che ti piace tanto non hai mai potuto metterlo, a causa della tua pigrizia!

Oggi lo rimetto a posto. Mi riprometto richiudendo l'anta. Oggi? Adesso, decido. Balzo sulla sedia per tirare giù dalla mensola in alto la scatola rosa, rotonda e francese, frou frou pure quella; tiro fuori ago e filo color tortora, e lo faccio. Lo sto facendo. Ho già finito. 
Dopo mezz'ora il vestitino è appeso "normalmente" nell'armadio insieme agli altri e non più solitario sull'anta, per continuare a ricordarmi che è "difettato", che non posso mettermelo e che sono tanto svogliata.
Strano, ma l'essere riuscita ad occuparmi di una cosa semplice che rimandavo sempre, mi dà una sorta di piccola autostima.

E' la volta dei capelli. 
Cos'hanno che non va? 
Non hanno senso, ecco! E' un difetto dell'estate: bello asciugarseli all'aria, ma spesso mi dimentico pure del pettine e sono disordinati, con ciocche lunghe e corte allo sbaraglio. Prendo le forbici e mi sistemo la frangia di un centimetro. Dopo la doccia li asciugo con pettine e aria tiepida del phon. Adesso mi scendono lucenti e vaporosi, le ciocche ancora lunghe ma più leggere sul volto, ho un aspetto più curato e allo specchio mi piaccio più di prima.

Oggi sarà una piacevole giornata, riesco a riconoscere, mentre a piedi  mi trascino il borsone dei vestiti e cinque litri di acqua demineralizzata da portare alla mamma. Avevo preso quell'acqua un anno fa, per farmi ai capelli il trattamento all'hennè, in casa. La ricetta prevedeva un paio di bicchieri da mescolare insieme alla polvere. Ma dopo un anno, a parte quei due primi bicchieri, la grande boccia era rimasta inutilizzata. Lo farò ancora il trattamento, mi riprometto, mi aveva fatto venire dei capelli più lucidi e corposi, ma quando avrò bisogno andrò a prendere i due bicchieri dalla mamma... lei almeno la userà per stirare. Io sono una lazzarona... no, non è vero! Non devo ripetermelo sempre: sono brava e mi impegno. Non ho solo molto tempo. E poi ho già dei capelli bellissimi senza hennè.

Nella borsa ho messo un libro di facile lettura ma di impegno mentale, come piace a me: ovvero un giallo. In estate mi piaceva prendere la bicicletta, pedalare fino al parco vicino a casa mia, stendermi nell'erba sopra un telo, all'ombra fresca di un albero e leggere. Non l'ho ancora fatto questa estate. Può darsi che mi piaccia anche quest'anno... Bisogna rimediare.
Appena conclusi i miei impegni di insegnante, con ancora in ballo riunioni, saggi, prove quasi tutte le sere e concerti su concerti, mi ero dedicata anima e corpo ad un corso di contabilità aziendale: volevo apprendere cose nuove, diventare un po' più istruita, ma mi occupava otto ore al giorno. Le soddisfazioni dopo un mese e mezzo arrivarono, assieme alla casa dismessa, un pizzico di nervosismo e tanta stanchezza accumulata. La prima cosa che feci da "donna libera", fu di ribaltare la casa per pulirla e riordinarla. 
Il primo giorno di pulizie fu persino bello e riposante. 

Appena fuori dal parco vi è un piccolo ma fornito chiosco a conduzione familiare, dove il mio stomaco mi dirige quando ho fame: ci si trovano panini, focacce, pizze, patatine fritte, gelati, angurie, meloni, pezzi di cocco, bibite e acqua. Una bottiglietta d'acqua in borsa e qualche moneta nel portafoglio sarà sufficiente per la merenda.

Oggi va così. Mi sento già meglio, a volte mi devo ricordare che non devo tarpare le mie ali di Peter Pan.
E' un problema degli altri se vedono dei difetti dove ci sono cose belle. Non sono pigra, sono rilassata. Non sono matta, ho il coraggio di sperimentare. Non sono un'incosciente, ho solo fiducia. Qualsiasi adulto dovrebbe mettere da parte i propri doveri e per un giorno alla settimana volare senza colpe. Suonare, sarà ancora più piacevole, dopo. Dovrebbero fare tutti come me, anziché volermi cambiare e dirmi che dovrei fare io come gli altri... gli altri zombie!

Siamo in grado di essere forti e felici con le nostre forze, bisogna però impegnarsi e ricordarsi che da piccoli eravamo contenti con poco e sempre curiosi e sorpresi della vita, e bisogna volerlo. 

Ho scritto questo post e sono contenta di aver "perso" una mattinata di studio. Perderò altro tempo, perché ora non posso lavorare, devo uscire all'aperto.

Buona estate!




venerdì 8 luglio 2016

Foto "Le vie del gusto"

E anche l'ultima fatica in programma dei Les nuages è andata!
Eccoci in versione duo presso la deliziosa e simpaticissima cantina Arici.

lunedì 4 luglio 2016